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L’Opera “La Nuova Rivelazione” e la scienza

Quante volte, nell’arco della nostra vita quotidiana, ci imbattiamo nelle varie manifestazioni della natura, che possono variare dalla piccola ed innocua pianticella che cresce, per arrivare fino alle potenti tempeste, terremoti o maremoti? Eppure, quante volte ci domandiamo il senso di esse, ed il come ed il perché avvengono?
Noi siamo portati a considerare ogni cosa esclusivamente dal punto di vista esteriore, e cerchiamo nella forma visibile la causa e la spiegazione di tutto ciò che avviene; in pratica, consideriamo la forma come la ragione fondamentale della vita, e la verità è tale soltanto se è visibile ai nostri occhi.
L’Opera di Jakob Lorber, invece, scritta sotto dettatura interiore da parte del Signore Stesso, ci indica chiaramente che non è affatto così, ma precisamente il contrario. Altrimenti, per quale motivo il cuore, l’organo che ci dà la vita, non viene esposto apertamente alla luce del Sole, ma deve piuttosto essere racchiuso dalla pelle, dalla carne e dalla cassa toracica? Perché il midollo vitale degli alberi deve essere nascosto dentro al legno vivo ed alla corteccia esterna?
In pratica, ogni cosa si divide in tre elementi ben distinti, ossia: forma, contenuto e forza.
Nell’uomo, questi tre elementi si chiamano: CORPO, ANIMA E SPIRITO, dove corpo e spirito rappresentano i due poli opposti e l’anima deve scegliere verso quale dei due poli orientarsi.
La carne rappresenta la morte, e lo spirito la vita, per cui, ogni qualvolta ci imbattiamo in un QUALSIASI oggetto, dobbiamo invertire completamente il nostro modo di pensare e renderci conto che LA VITA è presente in tutto ciò che vediamo, per quanto soltanto raramente si manifesti in modo ben tangibile ai nostri sensi.
È giusto cominciare dal suolo che ci porta. Noi siamo portati a considerare il nostro pianeta come una morta accozzaglia di terra, acqua, sabbia e sassi, ma non è così: la Terra ha una sua vita, esattamente come noi! Se così non fosse, come farebbe a nutrire e dare la vita a così tante forme, vegetali ed animali? Come sarebbe possibile dare ciò che non si ha?
Esaminiamo per esempio il fenomeno dell’alta e bassa marea. La scienza sostiene che sia dovuto alla forza d’attrazione lunare, invece sull’Opera di Lorber è dimostrato chiaramente che una cosa del genere sarebbe impossibile. Come potrebbe infatti la luna esercitare la sua attrazione magnetica sui mari che in quel momento sono rivolti in direzione opposta rispetto ad essa?
L’alternarsi dell’alta e bassa marea perciò non è altro che il respiro della Terra, che avviene due volte al giorno, ed inspirazione ed espirazione rappresentano rispettivamente l’alta e la bassa marea, allo stesso modo in cui, qualora ci immergessimo in una vasca da bagno, sarebbe la nostra respirazione a far alzare ed abbassare il livello dell’acqua, e non certo una palla in movimento che pende dal soffitto!
E chi volesse sostenere che, qualora veramente la Terra respirasse, dovremmo percepirne gli effetti anche sulle montagne o sulla terraferma, farebbe bene a chiedersi se, quando noi respiriamo, si dilatano anche le nostre membra o la nostra testa.
Quindi, in poche parole, tutto respira! Dagli animali, alle piante, persino le pietre respirano! Gli elementi estranei contenuti in esse, oppure le escrescenze o il muschio presenti sulla loro superficie, dimostrano chiaramente che anche qui è presente una vita (per quanto limitata ed incarcerata) consistente in un assimilare le sostanze per poi assorbirle oppure espellerle.

L’importanza delle montagne.

Generalmente, l’uomo è abituato a valorizzare le montagne in base alla coltivabilità del loro suolo o alla loro abitabilità. Quando poi cominciano le pareti scoscese ed i ghiacciai perenni, ecco che la loro importanza si riduce semplicemente ad una sfida per un qualche intrepido scalatore.
Nell’Opera di Jakob Lorber, invece, vengono illustrate (soltanto in parte, perché ad elencarle tutte occorrerebbero intere biblioteche) le innumerevoli funzioni svolte da questi giganti.
Vogliamo elencarne alcune. Le montagne, riguardo al moto di rotazione terrestre, svolgono una duplice importante funzione: in primo luogo muovono l’aria atmosferica, la quale altrimenti diverrebbe pesante e viziata (cosa che accadrebbe nel caso in cui le montagne fossero tutte alte uguali e disposte in linea retta; ecco il perché della loro dislocazione così apparentemente casuale ed irregolare).
In secondo luogo costringono la stessa a seguire la Terra nel suo moto di rotazione. Se questo non accadesse, considerando i circa 1.700 km/h di velocità raggiunta dalla Terra durante questo moto, il contraccolpo dell’aria spazzerebbe via tutto ciò che venisse a trovarsi sulla sua strada.
Le montagne inoltre svolgono l’altrettanto vitale funzione di assorbitori di umidità, come testimoniato dalle nubi che spesso vediamo circondarne le sommità. Se questo non accadesse, vedremmo presto le valli completamente inondate dall’acqua. Invece in questo modo l’umidità viene pressata in diversi strati, andando così a formare i nevai ed i ghiacciai.
Qualcuno giustamente obietterà che, in questo modo, prima o poi l’acqua sarà comunque destinata a riversarsi violentemente a valle, in quanto le montagne avranno senz’altro un carico massimo di umidità sostenibile, oltre al quale non possono più trattenerne.
Sì, ovviamente ce l’hanno; ma in questo caso il surplus viene scaricato sulle montagne minori (che nell’Opera vengono chiamate “figli” e “nipoti”) che dalla montagna più alta si dipartono a catena e/o a raggiera in tutte le direzioni, in modo che soltanto la rimanenza finale fluisce così verso valle a benedire i terreni coltivabili.
Un’altra importantissima funzione delle montagne è quella di assorbitori di elettricità. Le montagne svolgono la funzione di parafulmine ed attraggono a sé il fluido magnetico presente nell’atmosfera e proveniente dalle più alte regioni dell’etere. Questo fluido magnetico, unito all’acqua, va poi a formare i giacimenti di ferro presenti nelle montagne, e di certo non servirà spendere tante parole sull’indispensabilità del ferro nella nostra vita.
O ancora, le montagne rappresentano gli occhi, gli orecchi e le braccia della Terra, in quanto, durante la rotazione della Terra, sono le prime a percepire il contatto con gli elementi ed il fluido magnetico proveniente dai movimenti degli altri corpi celesti, per poi utilizzarlo sulla Terra come abbiamo appena visto.
Insomma, possiamo concludere dicendo soltanto una cosa: abbiamo visto che le montagne, già dal punto di vista naturale, svolgono tantissime funzioni, una più importante dell’altra. Eppure, nonostante questo, pensiamo al fatto che Dio non crea nulla che abbia una funzione esclusivamente naturale, bensì tutto deve avere una funzione principalmente spirituale, perciò ognuno, alla luce di ciò, farebbe bene a chiedersi: se già a livello naturale le montagne hanno una così grande importanza, quanta di più non ne avranno a livello spirituale? A questo proposito basti ricordare come i momenti più grandi della Missione di Gesù sulla Terra (il sermone, il nutrimento prodigioso di migliaia di affamati, la comparsa degli spiriti di Mosè ed Elia, la passione, la crocifissione ecc.) siano avvenuti sui monti.
Il Sole riflettore anziché generatore di luce. L’Uomo cosmico.

Del nostro Sole sappiamo che è un corpo celeste all’incirca un milione di volte più grande della Terra, e che è soltanto grazie alla sua luce se sul nostro pianeta può essere mantenuta la vita naturale di tutte le varie forme.
Il Sole, di per sé, sarebbe un semplice pianeta come gli altri, in quanto anch’esso ha gli stessi moti di tutti gli altri pianeti e quindi descrive la sua regolare orbita attorno ad un Sole maggiore (Sole centrale) in un periodo di circa 28.000 dei nostri anni, ma a conferirgli lo status di “Sole” non è altro che, ovviamente, la sua abbagliante calotta esteriore, ovvero l’atmosfera che circonda il suo corpo.
Tale splendore, tuttavia, è percettibile solamente nel suo lato più esteriore, mentre, verso il pianeta stesso, la sua luce diventa sempre più tenue, tanto è vero che dal pianeta solare vero e proprio, attraverso questa calotta di luce, sarebbe possibile (qualora ovviamente potessimo arrivare a mettere piede sul corpo solare senza rimetterci la vita!) guardare senza difficoltà nel libero spazio popolato di mondi, così come avviene da qualsiasi altro pianeta. E proprio questa calotta di luce, attraverso la quale a nessun pianeta è possibile scorgere il vero corpo del Sole, è trasparente al massimo grado guardando dal pianeta solare stesso verso fuori.
La spiegazione di tutto ciò si trova nello stesso motivo per cui a noi è possibile, dall’interno di una casa, vedere tranquillamente l’esterno attraverso un vetro illuminato dal Sole, mentre dall’esterno ci riuscirebbe del tutto impossibile vedere l’interno della casa, in quanto il riverbero dei raggi solari sul vetro vanificherebbe tutti i nostri sforzi.
Ecco, proprio questo è il caso anche del Sole, dato che il suo caratteristico splendore altro non è se non che, in primo luogo, l’accoglimento di tutti i raggi di un miliardo di Soli che si riflettono quasi all’infinito, ognuno per se stesso, sull’immensa superficie costituita dall’atmosfera del Sole che funge da specchio. Nello stesso modo, anche il Sole si rispecchia innumerevoli volte sui suoi pianeti, tanto su ciò che si trova sulla terraferma come sul mare, e particolarmente sulla superficie atmosferica che avvolge un pianeta.
Con ciò si spiega la maggiore o minore luminosità dei vari astri e pianeti, ossia: più un corpo celeste è grande, maggiore è la luce che esso può accogliere dai vari Soli.
Infatti, se noi prendiamo delle sfere di vetro di diversa grandezza e le lasciamo illuminare dal Sole, scopriremo che, nelle sfere più grandi, l’immagine riflessa del Sole sarà necessariamente più grande, e più tale immagine si ingrandirà, più ci riuscirà difficile guardarla.
Una volta spiegato ciò, sorge un’altra domanda, ovvero: se i Soli sono riflettori anziché generatori di luce, allora questa luce da dove proviene?
Per rispondere a questa domanda si rende necessaria una classificazione per gradi dei vari Soli.
Noi sappiamo che diversi pianeti orbitanti intorno al loro Sole insieme ai loro satelliti costituiscono un sistema solare. Poi, come accennato all’inizio di questo argomento, questi Soli planetari, insieme ai vari pianeti e satelliti, ruotano attorno ad un Sole centrale di terzo ordine, e questo compendio di sistemi solari orbitanti attorno ad un simile Sole vanno a costituire un ammasso stellare.
Un insieme di tali ammassi stellari ruota poi attorno ad un Sole centrale di secondo ordine, e va a formare una galassia, la quale poi, insieme ad altre innumerevoli galassie ruota intorno ad un Sole centrale di primo ordine, dando così origine ad un ammasso galattico. Un compendio di tali ammassi galattici, infine, ruota attorno ad un immenso Sole centrale primordiale, andando a formare così un globo cosmico o globo involucro.
Tale Sole primordiale è ben centomila volte più grande di tutti i Soli centrali di primo, secondo e terzo ordine, di tutti i Soli planetari e dei pianeti, satelliti e comete messi assieme, ed è l’unico corpo che risplende di luce propria, fornendola poi a tutti gli altri corpi celesti, direttamente o indirettamente.
Come è possibile tutto ciò?
Per rispondere ci serviamo di nuovo delle sfere di vetro di cui sopra. Stavolta queste sfere vogliamo farle pendere dal soffitto di una stanza con delle pareti a specchio, ed al centro di questa stanza vogliamo porre una grande lampada.
Così facendo, tutte le sfere saranno triplicemente illuminate: in primo luogo, dalla luce diretta della lampada; in secondo luogo, dal riflesso delle pareti a specchio, ed infine, attraverso il reciproco riverbero dell’immagine della lampada da parte di tutte le varie sfere.
Coi globi cosmici di cui sopra succede la stessa identica cosa. Infatti, questi globi sono circondati da una membrana (o sfera di racchiudimento), consistente di acqua eterea, la quale svolge la stessa funzione delle pareti a specchio.
Tale membrana, ovviamente, ha anche l’incarico (come qualsiasi altra) di proteggere il meccanismo interno, ma non solo: ha anche l’importantissimo scopo di accogliere in sé e di condurre verso l’esterno, come un materiale inadatto alla vita organica, le impurità che si accumulano nel meccanismo interno di un corpo vivente e di assorbire invece dall’esterno la sostanza vitale nutriente purificata, e di farla affluire all’interno per rinvigorire la vita del meccanismo vitale corporale organico interiore.
Bene; detto ciò, non resta altro che concludere dicendo che, di tali globi cosmici, il cosmo ne è pieno, ed il loro numero va ben al di là di qualsiasi concezione umana, e tutti questi globi, secondo quanto scritto nell’Opera di Jakob Lorber, vanno a formare la figura di un Uomo, ossia il grande Uomo cosmico, nel quale, il globo cosmico in cui si trova il nostro pianeta è situato in corrispondenza del dito mignolo del piede sinistro, come simbolo di umiltà.
Al di fuori di questo Uomo cosmico non si trova altro se non l’etere del libero spazio infinito, in cui egli si muove con velocità per noi inimmaginabili! E tutto ciò che egli porta in sé in proporzioni colossali, noi lo abbiamo dentro in dimensioni microscopiche; un globo cosmico, infatti, corrisponde né più né meno che ad una nostra cellula!
Ecco perché solo con quest’Opera viene dato il giusto valore a coloro che possono chiamarsi “figli di Dio”, e si riconosce l’importanza (come detto dal professor Antonio Zichichi) “di scoprire l’Universo dentro di noi”!

Le antiche piramidi egiziane ed il cervello umano.

Ognuno di noi sa che le piramidi dell’antico Egitto erano monumenti sepolcrali che i faraoni, nella loro smania di grandezza, facevano erigere dagli schiavi affinché venissero ricordati per sempre nel corso dei secoli.
Al contrario, ben pochi sanno che il significato originario di tali piramidi era ben diverso; infatti esse erano scuole di sapienza, nelle quali l’uomo avrebbe dovuto raggiungere la conoscenza di se stesso e di Dio. Infatti, il termine originario di queste strutture era PIRAMIDAI, che tradotto significa: “donami sapienza”.
Accanto a tali piramidi si trovavano due obelischi appuntiti, il cui termine originario, OUBELOISKA, significa: “il puro cerca il sublime, bello e puro”.
Tali monumenti nel loro scopo originario dell’ottenimento della sapienza vennero fatti erigere da un pastore di nome Shivinz, ed il volto umano scolpito nella celebre Sfinge non è altro che il suo.
A che scopo venne fatto erigere questo monumento con la testa umana ed il corpo leonino? È presto detto. Tali istituti di sapienza assursero presto a grande fama anche nei paesi stranieri, così tutti quanti desideravano iscriversi a tali scuole.
Al fine di evitare tale sovraffollamento, venne utilizzato un espediente (poco simpatico, ma efficace) attraverso la stessa Sfinge. Tale monumento era cavo, ed un uomo poteva salire nella testa su per una scala a chiocciola, e dalla bocca della statua, che era incavata all’ingiù in forma d’imbuto, poteva parlare con voce forte e distintissima; anzi, dato il rafforzamento della voce conseguito con tale artificio, pareva realmente che la colossale statua parlasse.
Ai candidati che lì si presentavano veniva così sottoposto un difficile enigma, e veniva loro detto che avrebbero potuto scegliere se rinunciare a rispondere, oppure tornare tre giorni dopo e provare a dare la risposta, consapevoli però che, in caso di errore, avrebbero perso la vita (cosa che però non sarebbe comunque successa, in quanto i candidati sarebbero stati ammessi ugualmente per la loro audacia, a patto che non lasciassero l’istituto finché non si fossero perfezionati). In caso di risposta esatta, invece, sarebbero stati accolti ed avrebbero avuto il diritto di sottoporre una contro-domanda alla statua, ed in caso di risposta non soddisfacente avrebbero anche potuto distruggerla.
Ovviamente, tale presunto pericolo di morte indusse tutti i candidati a rinunciare, e così il pericolo di sovraffollamento fu scongiurato.
Ma facciamo ora un passo indietro e torniamo alle nostre piramidi ed ai nostri obelischi: a cosa corrisponde tutto ciò? Nientemeno che al cervello umano!
Esso infatti è strutturato a forma di tante tabelline piramidali situate una accanto all’altra, ai cui lati si trovano due matite che registrano su di esse le immagini esteriori prelevandole dall’anima, la quale è la prima ad accoglierle dall’esterno per poi rivederle nel cervello stesso.
Nella massa cerebrale anteriore vengono registrate le impressioni visive attraverso le immagini, mentre nell’occipitale vengono impressi i suoni attraverso punti e linee uncinate.
Ovviamente le immagini ed i suoni saranno più luminosi o più oscuri a seconda dell’educazione dell’anima fin dalla prima infanzia. Se l’anima viene orientata prevalentemente verso lo spirituale, allora nelle forme potrà scorgere le forze che vi agiscono e potrà compenetrarne l’essenza fin nel suo fondamento più interiore; viceversa, in caso di educazione materiale, non si scorgerà altro che la scorza esteriore, e spesso soltanto in maniera nebulosa ed indefinita; l’anima non potrà trarne alcun giovamento, e così tali immagini svaniranno, in quanto inutilizzabili per il suo sviluppo.
Ecco il perché dell’importanza di una giusta educazione dei fanciulli, cosa che sta venendo sempre più a meno, insieme alla Benedizione del Signore sugli uomini.

Info sull'autore

Jakob Lorber nacque il 22 luglio 1800 da una famiglia di contadini nel piccolo villaggio di Kanischa presso l’odierna Maribor nell’attuale Slovenia. All’epoca la regione faceva parte dell’impero austriaco. Lorber passò i primi anni della sua infanzia partecipando ai lavori della campagna. Da ragazzino manifestò un grande desiderio di istruirsi e una particolare predilezione per la musica. Si applicò dunque negli studi e nella musica, diventando maestro elementare, insegnante di pedagogia e maestro di violino; divenne un ottimo violinista ed ebbe l’onore di conoscere il celebre Paganini, che gli diede anche alcune lezioni di perfezionamento. La sua fama crebbe: tenne un concerto alla Scala di Milano e a quarant’anni ottenne l’importante incarico di maestro di cappella al Teatro di Trieste. Lorber accettò con gioia e prese tutte le disposizioni per la partenza, ma la sua vita, all’improvviso, prese una direzione completamente diversa. Il 15 marzo 1840, alle ore 6 del mattino, sentì risuonare una voce nel cuore che gli disse: «Alzati, prendi la penna e scrivi!». Egli ubbidì subito a questa misteriosa chiamata, prese la penna in mano e trascrisse parola per parola quanto gli veniva dettato interiormente. E le prime frasi di questa Voce misteriosa dicevano: «Chi vuol parlare con Me, quegli venga a Me, ed Io gli metterò la risposta nel cuore; tuttavia solo i puri, il cui cuore è pieno di umiltà, percepiranno il suono della Mia Voce. E chi preferisce Me al mondo intero, e Mi ama come una tenera sposa ama il suo sposo, con quello Io voglio camminare a braccetto. Egli Mi vedrà sempre come un fratello vede l’altro fratello, e come Io lo vedevo fin dall’eternità, prima ancora che egli fosse». Dopo questo avvenimento, Lorber scrisse per ben 24 anni, sentendo la Voce di Dio nel proprio cuore, e dedicò tutta la sua vita a mettere per iscritto la più importante Opera mai comunicata all’umanità, LA NUOVA RIVELAZIONE, di 14.000 pagine, 36 volumi . Lorber scriveva quasi ogni giorno già di buon mattino e faceva scorrere la penna con discreta velocità, senza fare una pausa per riflettere oppure per correggere un passo dello scritto. Egli, oltre a sentire la Voce interiormente, aveva anche la visione figurativa di quanto udiva. A questo riguardo Lorber scrisse ad un amico: «Quanto alla parola interiore, posso dire che io percepisco la santissima Parola del Signore sempre nella regione del cuore come un pensiero chiarissimo, luminoso e puro, come parole espresse. Nessuno, per quanto possa essermi vicino, può percepire un qualcosa di una qualche voce. Per me, però, questa Voce di Grazia risuona più limpida di qualsiasi altro suono materiale, per quanto forte esso sia». Jakob visse sempre in condizioni di estrema modestia, addirittura di indigenza, al punto che a volte gli amici dovettero soccorrerlo con aiuti materiali, ed anche questi, li condivideva con chi era ancora più bisognoso di lui. Il 24 agosto 1864 il servitore di Dio fece ritorno a quel mondo superiore al quale già da lungo tempo apparteneva. La sua spoglia venne deposta nel cimitero di St. Leonhard presso Graz (Austria), dove una semplice lapide rammenta la missione dell’eletto servitore e “scrivano di Dio”.

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