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Intervista a Peter Orban

Come sono nate le carte Symbolon?

Nel 1986, durante la stesura in comune del libro di astrologia “Il Copione della Vita”, Peter Orban e Ingrid Ziller decisero di suddividersi la descrizione dei possibili aspetti astrologici (quindi Ariete, Ariete/Toro, Ariete/Gemelli ecc. Prima di dividersi il lavoro dovettero contarli: erano esattamente 78 aspetti! Avendo già lavorato a lungo con diversi mazzi di Tarocchi, composti appunto da 78 carte, si guardarono e fu un attimo per arrivare alla conclusione che doveva nascere un gioco di carte astrologico. Oltretutto, tra le amicizie più strette c’era già a disposizione un’artista: Thea Röscher. Di lei racconterò più avanti!

Bene, era nato ! Chi avrebbe voluto avere come padrino al battesimo, Sigmund Freud, che Lei cita all’inizio del libro, o C. Gustav Jung? E perchè?

Freud è stato il primo ad aiutarci ad aprire gli occhi di fronte all’incredibile potenza dell‘ inconscio che l’essere umano cela nella sua profondità. Questo sarà per sempre il suo più grande risultato. Jung ha tuttavia disegnato una sorta di cartografia di questo materiale che agisce nel profondo: sono le persone che abitano i vari piani dell’edificio anima. In ogni anima ! Definì questi inquilini “Achetipi“ e diede loro dei nomi propri  (ANIMA, ANIMUS, KORE, ecc.) Jung, però, non sarebbe stato possibile senza Freud e quindi i padrini di Symbolon sono due.

Nel libro lei premette che esistono due modalità di base per lavorare con Symbolon. Quali sono le differenze principali tra la “via astrologica” e quella “psicologica”?

La via astrologica è per ampi tratti una via diagnostica. Essa ci fornisce cioè una sorta di descrizione sulla direzione che dobbiamo prendere nel nostro cammino interiore, per trovare la pace. Il cammino in sé non possiamo farlo con l’aiuto dell’astrologia. Le mancano gli strumenti per farlo e poi non è neppure quello che sostiene di voler fare.  La via psicologica, analogamente, è in grado solo di raccontarci qualcosa su questa nostra “insoddisfazione”. Il dilemma può essere risolto solo dalla via della psicoterapia. Che a guardarla bene, ha sempre a che fare con la discesa nei propri paesaggi interiori con l‘aiuto della musica, la trance o sensazioni fisiche (in un passato remoto anche con le droghe, cosa che oggi si esclude da sé) sempre comunque accompagnati da una guida (che si chiama terapeuta). Questo cammino è stato magnificamente descritto da un grande italiano, Dante che, in crisi, si ritrovò (… in una selva oscura…) venne affiancato da Virgilio, il suo mentore e alla fine del cammino fece ritorno nel mondo. Più o meno va immaginata così.

A proposito delle affascinanti immagini il cui “muto linguaggio“ è molto più importante di ciò che è scritto, come sostiene Lei nel libro. Può dirci qualcosa di più su Thea Weller, l’artista che le ha disegnate? 

Thea è una grande, saggia e vecchia signora. La conosciamo da 35 anni e la portiamo nel cuore, come lei porta noi. Come tutte le persone veramente sagge non ama che si parli di lei (con altri). Un piccolo esempio della sua saggezza è la sua raffigurazione dell’ANIMA, uno dei 12 archetipi junghiani di cui ha realizzato un ritratto su commissione. 

Utilizza le carte Symbolon come “strumento terapeutico“ sui suoi pazienti/clienti?

Le utilizzo talvolta nelle singole sedute, come informazione supplementare se ci sono ancora delle domande aperte. Per la psicoterapia riteniamo innanzitutto più fruttuosa un’anamnesi di circa due ore dove il cliente viene “interrogato” a regola d’arte.

Lei ha definito Symbolon, un corrimano per scendere nelle profondità dell‘anima. Si può provare a scendere anche da soli, ovvero lavorare su se stessi?

Naturalmente, è possibile lavorare su di sé. Diciamo alla superficie o anche al primo livello sotterraneo, insomma in cantina. Anche con le carte. Come con i fiori di Bach, il Reiki ecc. E già lì c’è una marea di materiale che si può portare alla luce. Ma da soli non si riesce a scendere più a fondo. Per i piani veramente profondi e scuri ci vuole un accompagnatore. Anche con le carte!

Ha una raccomandazione o consiglio per il lettore/utilizzatore che per la prima volta si rivolge al Gioco della Memoria??  

All’inizio riflettere almeno mezz’ora su quale sia la domanda giusta? Che domanda voglio fare alle carte? Certamente da escludere: “quando arriverà il Principe Azzurro?” Dopo mezz’ora di meditazione una domanda giusta potrebbe essere: “cosa mi ha impedito, sino ad ora, di trovare il partner che fa per me?”Ecco, questo è il tipo di domande che piacciono alle carte Symbolon e a cui rispondono volentieri!

Vedi evento: Symbolon Il Gioco della Memoria

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