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Il cerchio e la croce

Quando l’uomo crea un’immagine, vi infonde inconsciamente parti della sua anima che altrimenti resterebbero nascoste in profondità, a nostra stessa insaputa.

Se vogliamo conoscere la nostra anima, quindi, una delle vie possibili è di analizzare e studiare le immagini che l’uomo crea, cercando di leggere fra le righe le forze che hanno condotto alla loro creazione. In quest’indagine, non bisogna limitarci solo alle immagini sacre: spesso anche nelle raffigurazioni che ci sembrano meno importanti si trovano i stessi moventi racchiusi nelle icone più sante; ma qui potrebbero rivelarsi più semplici da leggere che altrove, fornendo un’indicazione chiara per il cammino da perseguire.

Fra i segni grafici più immediati e semplici ce ne sono due che ricorrono con naturalezza nei disegni dei bimbi prima e nella struttura dei disegni più complessi poi. L’uomo li traccia quasi istintivamente, le loro forme rimangono sottese alla sua visione del mondo come se egli conoscesse ed interpretasse la realtà attraverso esse: il cerchio e la croce.

Graficamente non potrebbero essere più diversi: il cerchio è un segno chiuso, formato da una linea curva senza sovrapposizioni; mentre la croce è aperta e le sue linee rette si sovrappongono formando angoli. Nell’alfabeto uno rappresenta una morbida vocale, mentre l’altra una consonante dura e sprezzante.

Essendo dei segni semplici e basilari, il loro significato è ampliabile a dismisura; tuttavia in ogni contesto il simbolo mantiene un determinato orientamento coerente, e in ogni livello il significato assunto dalla coppia rimane simmetrico: nel piano sessuale rappresentano la coppia maschile-femminile, in quello cosmico la terra – orientata secondo i quattro punti cardinali – ed il cielo, il cui orizzonte, se visto dall’alto, descrive all’orizzonte un enorme cerchio. La croce è nella matematica il segno della somma e della moltiplicazione, mentre il cerchio rappresenta lo zero. Se la croce è dolore il cerchio è protezione. Una croce decussata  è simbolo di un ostacolo, di interruzione, un incrocio di strade con la scelta che ne consegue; al contrario, il cerchio rappresenta un passaggio, come può esserlo un buco in un muro. Il cerchio racchiude in sé l’idea stessa di continuità; il cerchio delle mura di una città che ci tengono al sicuro dal pericolo dei viaggi. Nella moderna iconografia giapponese la croce significa ‘No’ mentre il cerchio significa ‘Si’.

Passeremo qui in particolare alcune fra le congiunzioni simboliche nelle in cui questi due segni opposti interagiscono fra loro; in questo modo sarà possibile vedere che fra le varie figure tracciate dell’animo umano il rapporto di somiglianza non è l’unico, ma è possibile tracciare una linea che le accomuna per disposizione simbolica.

Nel disegno dei bambini, così come in molti graffiti rupestri, troviamo la combinazione base dei due segni grafici; è un disegno che ricorre con una frequenza tale da potersi ben considerare il risultato di un’attività associativa innata. Con il tempo si evolve nei primi tentativi di abbozzo del volto e della figura umana; ciò potrebbe suggerirci che ad un livello profondo l’immagine umana viene associata a questa semplicissima struttura primordiale.

D’altronde la struttura del cerchio ripartito secondo la quaternità è stata usata praticamente ovunque, dall’architettura alla mistica, dall’arte alla tecnica. In campo religioso ricordiamo la diffusissima struttura del mandala, della cui psicologia e simbologia molto si è occupato C. G. Jung.

Anche nella geometria della pianta di molte chiese ritroviamo la combinazione della croce e del erchio.Nell’ambito occidentale la croce combinata col cerchio è stata molto usata; la croce celtica è forse l’esempio più conosciuto, ma si trovano molte raffigurazioni simili e parallele in molte declinazioni geografiche e storiche del cristianesimo.

E’ proprio nella croce celtica che si prende le mosse dall’equilibrio centrale del mandala, con uno sbilanciamento sul piano verticale: il braccio inferiore della croce si allunga distanziandosi dal terreno ed accentuandone la carica fallica; anche il cerchio si eleva passando da un simbolo materno a immagine solare.

Non sempre il cerchio ricade nella polarità solare; un esempio tanto diffuso quanto intensamente simbolico è l’associazione fra la rosa e la croce. Storicamente questa è ben precedente agli ordini cosiddetti rosacrociani; l’origine della spinta associativa va ricercata nell’accostamento medievale fra la rosa e la ferita; in particolare dunque la rosa sarebbe l’aspetto glorioso delle ferite subite da Cristo sulla croce, l’aspetto passivo della sofferenza simboleggiata dallo stesso strumento di tortura e morte.

Tramite il suo contatto con la componente femminile può anche declinarsi nel suo aspetto oscuro.

Il serpente sulla croce è un riferimento al serpente di rame innalzato da Mosè nel deserto:

‘Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d’Israeliti morì.Allora il popolo venne a Mosè e disse: “Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti”. Mosè pregò per il popolo.Il Signore disse a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita”. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita.’ (Numeri, 21: 6-9).

Nei vangeli questo simbolo viene ripreso ed ampliato in ottica cristologica:

‘E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna’. (Giovanni, 3:14-15)

Tramite questo passo viene a crearsi un parallelo fra il Serpente della Genesi, portatore del peccato, e Gesù, redentore di esso; ciò anche in forza del parallelo fra l’Albero della Vita e la Croce.

Quest’immagine ha conosciuto un grande successo nell’ambito alchemico, dove il serpente è il Mercurio, veleno ed antidoto universale al tempo stesso.

Aldilà dei riferimenti biblici la spinta associativa fra serpente e albero è talmente intensa che, anche senza questi, l’immagine del serpente sulla croce sarebbe comunque venuta prima o poi alla luce; anzi, si potrebbe quasi dire che il riferimento biblico sia piuttosto una giustificazione a posteriori per dare un senso ufficiale all’immagine che si impose all’immaginazione. Si pensi agli innumerevoli serpenti associati agli alberi cosmici della mitologia: dal mito di Etana al Níðhöggr dell’Yggdrasil, solo per citarne un paio.

Più il polo femminile tende alla terra, e più quello maschile si solarizza di conseguenza.

Il globo crociato, usato sin dal quarto secolo dopo Cristo, rappresenta il dominio della Croce, del cristianesimo, sul mondo intero, inteso nel suo senso storico.

A livello politico la croce è identificata con il Re o l’Imperatore, quale reggente di Cristo nel Mondo; la sfera è quindi quello stesso mondo, il Regno, l’Impero o, per associazione, il suo popolo.

Il simbolismo fallico può portare la croce a caricarsi di potenza e farsi spada. Il cerchio si fa allora corona d’alloro: immagine di gloria dietro la quale si nasconde il dolore della morte, l’altro lato taciuto della guerra.

Alla spada corrisponde lo scudo; la spada cerca l’apertura mentre lo scudo si chiude in difesa.

La volontà della spada sta appunto nel saper trovare la propria strada in questa negazione;allora il muro dello scudo si trasformerà in accettazione.

La spada trionfante non reca lo scudo come contraltare, ma la corona come ricompensa della sua volontà.

La spada è infatti potenza, ma il regno è questo potere messo in atto; potremmo dire che una spada è un regno in potenza.

Chi conosce i fondamenti dell’arte dell’amare sa che la volontà maschile sa trovare la strada nel cerchio impenetrabile, e con una carezza forte ma gentile la mano maschile sa far fiorire i boccioli di rosa più tenacemente racchiusi.

Il cerchio della corona dunque si apre diventando una falce di luna, col dorso verso il basso, in posizione di ricettiva attesa.

La luna e la croce, stemma della città di Gradisca d’Isonzo, vengono spesso interpretate come ricordo di una battaglia vittoriosa contro le invasioni turche; tuttavia se è vero che Gradisca fu costruita e fortificata principalmente con tale intento, negli annali della storia tale battaglia non è registrata.

Curiosamente, la luna che per noi è l’insegna dell’Islam non ne è in realtà il simbolo ufficiale: l’associazione deriva in gran parte dalla bandiera dell’impero ottomano ed è storicamente rimasta anche nelle bandiere di altri stati islamici; ma gli osservanti più puri non accettano tale associazione, data l’origine pagana, preislamica di essa.

E’ quasi come se l’occidente cristiano avesse assegnato al suo nemico, alla sua Ombra il simbolo della luna, come contraltare del suo simbolo della croce.

La croce lunata e altre sue varianti compaiono in molti stemmi araldici.

Anche il simbolo del Partito Comunista, la falce e martello, è ordinato secondo la stessa disposizione della luna e la croce; rispetto a questo però la falce e martello, conformemente allo spirito dei tempi in cui questo movimento è nato, sono inclinati di 45° verso sinistra, orientandosi così su un piano diagonale che conferisce alla composizione un dinamismo di rottura.

Scomponendo il simbolo abbiamo la falce come simbolo dell’agricoltura ed il martello come simbolo dell’artigiano prima e dell’industria poi; anche questo è in fin dei conti confacente alla struttura simbolica, in quanto l’agricoltura è la fase economica necessaria come precedente di quella industriale – la società agricola essendo quindi per così dire la ‘madre’ in cui la società industriale ha origine.

Il binomio sole/luna può anche ordinarsi sul piano psicologico nella distinzione fra coscienza ed inconscio, fra differenziato ed animalesco; un ottimo esempio è dato dalla figura del cervo di S.Uberto.

La leggenda vuole che Uberto vivesse una vita al limite del paganesimo, dedicandosi esclusivamente ai piaceri del mondo, ed in particolare alla caccia. Era il venerdì santo, e lui invece di recarsi in chiesa s’era avventurato in una battuta di caccia. Si trovò di fronte un cervo, e in mezzo ai corni di questo brillava un crocefisso di luce: ciò portò alla conversione di Uberto.

La leggenda è presa senza sostanziali modifiche da quella di Sant’Eustachio Placido, un generale romano del II secolo, d’animo buono benché pagano, che trovò la conversione nel medesimo modo.

Probabilmente la leggenda ha origini ancora più antiche e precristiane; d’altronde il cervo, per la sua apparenza maestosa, è stato venerato come animale prossimo all’ordine soprannaturale in molte religioni e culture.

Nel cristianesimo il Cervo è simbolo dell’anima, sulla base anche di un passaggio del Salmo 42: ‘Come la cerva anela ai rivi, d’ acqua, così l’ anima mia a Te anela, o mio Dio‘. Di certo la forma dei corni, disposta a formare una sorta di coppa, di falce di luna aperta verso l’alto come quelle che abbiamo visto in precedenza, gli conferisce una carica simbologia lunare, femminile; non è un caso che, come nell’illustrazione riportata, il cervo delle leggende dei santi sia spesso bianco come la luna, mentre la luce della croce fra le corna è dorata, solare.

Al cervo corrisponde spesso nell’iconografia l’unicorno, che riceve appunto dal suo unico corno l’aspetto maschile e fallico; la coppia cervo/unicorno rappresenta dunque il binomio anima/spirito o Chiesa/Cristo.

Nell’analisi dell’incontro dei simboli di polarità opposta fin qui affrontata emergono dunque due categorie di rapporti prevalenti: la lotta e conseguente sopraffazione da un lato e l’unione dall’altro (si noti come anche queste due categorie siano una polarità ordinabile sull’asse maschile-Ares e femminile-Eros).

E’ inevitabile, nei simboli di unione, una forte similitudine alla sessualità umana, un allusione che sa farsi particolarmente esplicita in alcuni passaggi, al punto tale che possiamo usare lecitamente le dinamiche sessuali come chiave d’esplorazione simbolica.

Sorge spontanea allora la domanda: l’istinto sessuale nell’uomo condiziona la nostra visione del mondo, ordinando la realtà inconoscibile in categorie plasmate sul modello dei canali dei nostri appetiti?

O è il funzionamento sessuale umano ad essere una delle sfaccettature della rosa di simboli, anch’esso venutosi a formare sullo stesso modello arcaico, per non dire pre-esistente, che ha tessuto il giorno e la notte, il fuoco e l’acqua, il sesso dei fiori, la vita e la morte?

Personalmente sono propenso ad abbracciare entrambe le ipotesi, per quanto apparentemente contraddittorie; nello studio dei simboli occorre di tanto in tanto lasciar da parte le rigidità della logica.

Fra le varie parti del corpo in cui il simbolismo sessuale si riflette, particolare intensità simbolica risiede nel palmo mano, come lato femminile, e nelle dita come maschile.

Se ad una donna viene carezzato col dito il palmo di una mano, nemmeno con tutta la razionalità del mondo ella riuscirà a vederci soltanto il contatto del proprio palmo con il dito di un’altra persona; lo percepirà invece profondamente ed intensamente come un contatto intimo, un affondo della spada in una zona vulnerabile e scoperta – l’atto verrà in certi casi addirittura vissuto come una violazione.

Visto in quest’ottica l’anello al dito, che rappresenta il fidanzamento prima e il matrimonio poi, assume un comprensibile significato simbolico.

Si può vederlo come il coronamento della spada che abbiamo visto in precedenza; tuttavia l’anello è parte di una catena, e come tale imprigiona il dito fallico alla promessa che l’anello simboleggia.

La spada ha dunque aperto la sua strada, mutando il cerchio chiuso in una luna che l’attende. O forse era tutto un gioco del cerchio, che rimaneva chiuso soltanto per accendere di desiderio la spada, così che al momento dell’apertura essa ne venisse attratta con un incantesimo irresistibile, come un’ape su una peonia nel dolce sole di maggio?

Tuttavia è inverosimile che  la Caduta sia stata un errore di Dio, un imprevisto ad Egli sfuggito; quindi anch’essa deve avere una sua importanza nell’economia della creazione – e davvero è un’importanza cardinale.Fatto sta che una volta che nel momento in cui la spada entra nello spazio lunare, questo si racchiude attorno ad essa, imprigionandolo come in una trappola; è un’eco lontano del dramma della Gnosi, la scintilla di luce imprigionata, persa nel mondo, nella materia, in seguito alla Caduta.

Le scintille di luce infatti non rimangono infatti inerti nel Mondo ma vi esercitano la loro azione fecondatrice, come Seme nella terra Madre. Nello stemma della provincia di Milano è ben visibile, nel simbolismo celeste, l’attimo in cui questo processo sta per culminare: il Sole è infatti completamente racchiuso dalla sua compagna e madre Luna, come in un uovo cosmico; tuttavia già la luce solare irradia all’esterno del sole, e nell’angolo superiore destro questo guscio d’uovo lunare è pronto a spezzarsi e a liberare il Sole, un Sole nuovo, non quello morente della sera ma quello vittorioso del mattino.

Quindi, com’è ovvio, in tale processo non è soltanto il Sole a redimere la Materia, ma accade anche l’inverso: la Luna ringiovanisce il Sole ed il Sole vivifica la Luna.

Un’immagine molto simile che può ulteriormente ampliare questo rapporto è il filtrare della luce solare nelle profondità dell’acqua.

La luce ed il calore del sole rendono possibile l’esistenza della vita nell’acqua che altrimenti sarebbe fredda ed oscura, priva di energia; tuttavia l’acqua protegge la vita che ella ospita dall’eccesso che rappresenterebbe l’esposizione diretta alla violenza della luce solare; la vita è permessa dall’equilibrio fra questi due fattori.

Alla nascita del Figlio il cerchio torna ad aprirsi nella falce lunare.

La polarità solare-maschile è qui rappresentata dal Gesù bambino e quella lunare-femminile dalla Madonna e dalla luna. Tuttavia sul piano etico-morale c’è una diversa disposizione: la divisione fra bene (Gesù e Maria) e male (la luna).

Se la Madonna è infatti la materia femminile redenta dal Sole, la Luna è l’aspetto ancora non salvato di quella stessa materia; la redenzione della materia avverrà soltanto con la fine del tempo, e coinciderà con essa.

Parrà azzardato assimilare alla luna il Male; tuttavia tale legame ha le sue basi.

Tuttavia ciò esercita un richiamo ad un altro passo biblico, in cui Dio lancia la sua maledizione sul serpente per aver causato la caduta di Adamo ed Eva: ‘Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno‘ (Genesi, 3:15).Nelle raffigurazioni legate al dogma dell’Immacolata concezione la luna appare sotto il piede di Maria; ciò deriva in primis da un passo dell’Apocalisse (12:1): ‘Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.’

Quindi Maria, come seconda Eva, porta a compimento questa profezia, e Gesù, la sua stirpe, sarà colui che schiaccerà la testa del serpente, salvando il mondo dal peccato originale che questi aveva contribuito a causare.

Non è un caso che in molte raffigurazioni attorno alla luna su cui Maria poggia il piede ci sia avvolto un serpente, legando anche qui il serpente della Genesi al drago grande e rosso fuoco dell’Apocalisse (12:3).

Così la composizione si può anche ordinare sui tre piani divino (l’aureola e la parte divina del bambino), umano (la madonna e la parte umana del Cristo) e inferiore (la luna ed il serpente).

Si può vedere l’espansione di un simbolo nel tempo come un fiore che sboccia; si sarebbe tentati quasi di considerare il suo cammino come un’evoluzione, o un enorme ciclo vitale. Ciò in fondo è corretto ma bisogna rammentare che quest’evoluzione, come quella della vita stessa, non è indirizzata verso un punto, non è una strada univoca ma un ramificarsi, fino ad occupare tutto lo spazio possibile in una costellazione di diversità dove ogni stella è di per sè un punto d’arrivo.

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