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I quattro cibi della salute: il miele dell’Amazzonia

Ancor prima di laurearmi in medicina e chirurgia mi interessavo del vitale problema di come migliorare la salute umana con l’alimentazione, ed ho intrapreso lo studio proprio con lo scopo di dedicare la mia intera vita a questo nobile scopo. Già dagli anni sessanta non mi convincevano le teorie vegane, e tanto meno mi convincono oggi, dopo che mi sono specializzato in gastroenterologia ed ho osservato migliaia di persone. Vi racconto in questi articoli alcuni dei moltissimi risultati a cui sono giunto in questi quarant’anni di ricerca ed esperienza. 

IL MIELE DELL’AMAZZONIA

Non voglio qui riportare un arido elenco delle sostanze chimiche contenute nel miele. Per noi, che vogliamo conservare e possibilmente migliorare il nostro stato di salute, basta sapere che questo prezioso alimento contiene ben un centinaio di costituenti biologici, contrariamente al suo maggior concorrente non naturale, lo zucchero raffinato, che dei cento costituenti della barbabietola e della canna da zucchero ne ha persi novantanove, e ne conserva solo uno, il saccarosio. Ma vi è un’altra ragione che pone il miele in testa ai dolcificanti: esso, insieme al latte, sono gli unici due cibi ad essere stati destinati dalla Natura in primo luogo a nutrire altri animali. Questi due cibi dovrebbero dunque, a rigor di logica, essere i più accetti all’apparato digerente animale !

Purtroppo, come tutti gli altri cibi, anche il miele ha subìto i danni della civilizzazione. Il danno maggiore è stato provocato da un parassita, chiamato Varroa, per la cui eradicazione gli apicultori sono obbligati a trattare gli alveari o con antibiotici, o con acido ossalico., sostanze ovviamente molto poco gradite alle api. A mio avviso la pandemica diffusione della Varroa in tutte le zone temperate del mondo è stato dovuto al progressivo indebolimento del sistema immunitario delle api, causato dalla somministrazione massiccia di zucchero raffinato in autunno, per evitarne la morte nella rigida stagione invernale. Solo nelle zone tropicali ed equatoriali, comprese tra + 25° e -25° di latitudine, le api possono nutrirsi del nettare dei fiori anche d’inverno. Per questa ragione sono particolarmente amati i mieli provenienti dall’estremo Nord dell’Argentina e del Cile (caldi !), e ancor più quelli dell’Amazzonia, la foresta più grande del mondo. Qui le api si trovano in un ambiente così caldo e talmente naturale, che l’apicultore non ha nemmeno bisogno di costruire un alveare: egli raccoglie il miele direttamente nel cavo degli alberi!

Info sull'autore

Paolo Cataldi, medico chirurgo specializzato in Chirurgia dell'apparato digerente, da anni si dedica all'insegnamento e alla divulgazione della digiunoterapia e del metodo Mayr.

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