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I collezionisti di lamentele

Vi è mai capitato? Siete in un ufficio postale per spedire una raccomandata, ma c’è una fila pazzesca. Ci sono quattro sportelli, ma uno è chiuso!

Non vi resta che aspettare. Ma ad un certo punto il signore in fila dietro di voi vi dice, con aria stizzita: “E’ un’indecenza! Con tutta questa gente, tengono uno sportello chiuso. Mi chiedo dove sarà l’impiegato, forse in bar a bere comodamente un caffè!”

Non fate in tempo a pensare come rispondergli che già gli fa eco la signora in fila prima di voi, dandogli corda, in una sorta di incitamento reciproco all’indignazione.

Ma cos’è che sta succedendo? Analizziamo la situazione dall’esterno, con un occhio distaccato, focalizzandoci sulle dinamiche nascoste che condizionano inconsciamente gli attori di questa trita scenetta.

La coalizione sociale è uno dei principali metodi con cui l’essere umano cerca da sempre di difendere la propria vita. Preso singolarmente, l’uomo è fragile e debole: non ha né unghie affilate né zanne per strappare; non ha corazze, ma una tenera pelle rosa, che sanguina al primo colpo. Ma attaccare due uomini alleati è tutta un’altra storia: si coprono le spalle a vicenda, l’uno difende l’altro, e mentre si colpisce il primo ci si espone alla rivalsa del secondo. Una squadra di dieci uomini è una forza della natura, e un gruppo di cento complici è a dir poco invincibile.

Questo meccanismo, tuttavia, non si rivolge soltanto nei confronti dei pericoli ambientali, ma agisce anche, e forse soprattutto, nell’ambito intra-specifico: uomini che si raggruppano per combattere altri uomini.

Così, ogni uomo che non appartiene al nostro gruppo è potenzialmente un nemico, e come tale viene trattato con il massimo del sospetto. La diffidenza verso l’estraneo e la coesione interna di un gruppo sono la stessa cosa!

Uno dei modi più rapidi e sicuri per garantire la salda unità di un gruppo è quello di contrapporlo ad una minaccia, ad un nemico esterno, vero o presunto che sia. Gli esempi storici si sprecano: antisemitismo, maccartismo e ogni sorta di razzismo e caccia alle streghe pesano come macchie sulla coscienza nella storia (e in molti casi anche nell’attualità) di ogni società civile.

Torniamo all’esempio iniziale: la lamentela contro gli impiegati della posta è in realtà un tentativo di instaurare un rapporto sociale, basandosi proprio sul meccanismo del nemico comune.

Beh – direte voi – non c’è nulla di male, in fin dei conti: per lo meno in questo caso, l’individuazione del nemico è innocua, e la relazione sociale che ne può derivare è senza dubbio una cosa buona.

E’ vero, ma ci sono due pericoli nascosti, due delitti spirituali tanto impercettibili quanto importanti.

Il primo tranello è proprio l’indignazione: il grande rischio che ne deriva è la convinzione di essere nel giusto, di possedere la verità, di essere noi quelli dalla parte del bene. D’altronde, non c’è proprio una simile convinzione alla base del meccanismo di coesione di un gruppo?

Ma l’indignazione è l’esasperazione di questa dinamica. La “rabbia dei giusti” è un sentimento bruciante, ma in fin dei conti gratificante: ma il grande costo che si paga è la perdita del pensiero critico nei propri confronti.

La seconda trappola è ancora più subdola: la maledizione dell’insoddisfatto. Si inizia proprio così, lamentandosi di qualcosa: l’attenzione e la conferma sociale che ne derivano sono piacevoli, e così nasce la predisposizione inconscia a ripetere l’esperimento. La cosa nasce in sordina, ma si sviluppa repentinamente: la tendenza in ogni discorso è quella di lamentarsi di qualcosa, cercando al contempo con lo sguardo l’approvazione dell’interlocutore. L’ultimo stadio è quello della lagna compulsiva, continua e a tutto campo.

Sicuramente conoscerete anche voi simili personaggi: usciamo con un amico in bar per bere assieme qualcosa, e lui in cambio si lamenta che la musica è troppo alta, o magari invece di gustarsi l’aperitivo trova da ridire su come vengono lavati i bicchieri. Oppure si esce a teatro, e lui brontola perchè l’acustica non è proprio eccellente. Al cinema, invece di guardare il film, si concentra sul vicino di poltrona che lo infastidisce mangiando pop-corn.

Qui il meccanismo del nemico comune è completamente degenerato: ha preso il sopravvento, non agisce più come un collante fra persone ma è meramente fine a sè stesso. E lo sventurato che ne cade preda si preclude il godimento delle cose buone della vita, perchè tutta la sua attenzione è rivolta agli aspetti negativi su cui potersi lamentare.

Come comportarsi, dunque? La miglior cosa da fare è semplicemente di ignorare le lamentele che ci giungono alle orecchie, senza dar loro il benché minimo peso. Per prima cosa eviteremo di farci contagiare dall’accecante rabbia dei giusti; inoltre eviteremo di focalizzare la nostra attenzione sugli aspetti negativi della vita. Ed oltretutto, così facendo daremo anche un piccolo aiuto a quei sfortunati che si lamentano sempre: in fondo il motore primario del loro comportamento era la ricerca di relazioni sociali, e solo se questo risultato inizia a venir meno è possibile per loro dare una svolta, ed iniziare a godersi in santa pace la vita.

Ma soprattutto, dobbiamo fare attenzione su noi stessi: d’ora in poi,  ogni volta che ci coglie l’impulso di lamentarci, facciamo suonare un campanello d’allarme nella nostra coscienza! L’atto di lamentarsi finisce col mettere distanza fra noi ed il problema: non è meglio piuttosto esaminarlo, ed eventualmente anche risolverlo, invece che lagnarsene e basta? Chissà, magari studiando bene la situazione vi accorgerete che il problema, in fin dei conti, non c’è nemmeno mai stato!

E se anche la situazione negativa continua, cercate di godervela lo stesso, concentrandovi sugli aspetti positivi. Se la musica è troppo alta, bevetevi un buon bicchiere in silenzio; se l’acustica del teatro non è il massimo, concentratevi sulle coreografie; al cinema guardate il film, non chi vi sta attorno! Nel mondo della mescolanza, non si può mai cogliere la perfezione assoluta: ogni cosa buona porta con sè alcune sfumature d’ombra. Ma non per questo dovete smettere di cogliere le cose buone: non sarebbe questo un male tanto più desolante?

Info sull'autore

Francesco Boer è ragioniere ed alchimista, scrittore, falso profeta, poeta e ciarlatano. Dopo essersi diplomato con il massimo dei voti all’Istituto Tecnico Commerciale di Staranzano (GO), intraprende un vagabondaggio di quattro anni, che lo porterà ad attraversare l’intera Europa. E’ proprio durante uno dei suoi burrascosi viaggi che Francesco impara l’arte della magia ed i segreti più profondi delle scienze esoteriche, anche se la vera identità del suo maestro rimane tuttora un segreto. Dal 2005 Francesco presta servizio alla corte del Re di Svezia in qualità di santo della Chiesa Cattolica, ma nel 2007 viene scoperto ed è costretto a fuggire. Dal 2008 al 2012 ha vinto a più riprese sia il premio Strega che il premio Bancarella, usando però di volta in volta un differente pseudonimo. Parla fluentemente sette lingue, anche se spesso i suoi interlocutori non lo capiscono. Nel curriculum di Francesco, inoltre, non manca l’arte figurativa: è infatti uno dei più noti scultori di burro a livello europeo. Nel 2012 ha pubblicato con l’Editore Mursia "Ufficio Magico", un libro sulla magia aziendale, al tempo stesso un manuale di incantesimi ed un romanzo. Con la magia aziendale è possibile gestire lo stress lavorativo ed avere una marcia in più per fare carriera; ma è anche un potente strumento per la crescita personale e spirituale. Sempre nel 2012, con le Edizioni Segno, è uscito il libro “Guerra alla Dea Madre”: è la storia di un soldato americano che si ritrova catapultato in Macedonia, in quella che credeva essere una normale missione di peacekeeping, ma che si rivelerà gradualmente essere una sanguinaria ed onirica caccia alle streghe.

One comment on “I collezionisti di lamentele

  1. “….se anche la situazione negativa continua, cercate di godervela lo stesso, concentrandovi sugli aspetti positivi”…….

    toh! tutta ‘sta menata per un consiglio stile biglietti Baci Perugina…

    Qualche piccola precisazione:
    “La coalizione sociale è uno dei principali metodi con cui l’essere umano cerca da sempre di difendere la propria vita”

    A dir il vero non è l’uomo che cerca la collaborazione, nè è costretto: senza lavoro (cioè trasformare la natura) non si vive, e non c’è lavoro che non sia lavoro sociale;

    altra questione:
    “ogni uomo che non appartiene al nostro gruppo è potenzialmente un nemico”

    Questo non è una sorta di condizione naturale umana metastorica bensì uno degli effetti della penuria di controllo sulle condizioni della riproduzione sociale: in una società classista e alienata da meccanismi di mercato (il cui guadagno competitivo è garantito dalla penuria assoluta o relativa), meccanismi a loro volta determinati dall’esclusività del controllo sui mezzi di questa riproduzione (proprietà privata), l’immaginario del competitor è il feticcio che offusca la realtà della scissione tra l’attività economica per il guadagno e l’attività economica per i bisogni. Ma tutto ciò è un prodotto storico mica deriva da “sostanze eterne” chè allora dovrebbero essere antecedenti la formazione della via lattea sotto forma di idee platoniche a servizio del demiurgo di turno.

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