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Gli eredi del deserto e il concetto di tentazione

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Gli eredi del deserto

di Chantal Soili Bruschi

 

gesNel Vangelo di Matteo (4,1-11) leggiamo:

1-2: In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.

3-4: Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».

5-7: Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non tentare il Signore Dio tuo”».

8-11: Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”». Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

3. Un momento di silenzio orante perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

 

Come sta scritto nei sinottici di Matteo, Marco e Luca Cristo dopo il battesimo fu portato nel deserto e li vi passò 40 giorni e 40 notti senza cibo ne acqua; un’ astensione che prepara il corpo e la mente ad un’ esperienza mistica. Molte pratiche nel mondo contemporaneo prevedono giorni di astensione dal cibo per rendere il corpo/tempio capace di recepire i cambiamenti attuati dalla pratica magica o religiosa. Cristo viene tentato e la sua grande opera è vincere le tentazioni, preparare quindi  se stesso a respingere ciò che per lui è il Male assoluto, il suo demone chiamato Satana.

Ma perché il deserto?

Il deserto è luogo  di prova e tentazioni, luogo in cui Cristo per ben tre volte venne tentato da Satana, una tentazione che noi dobbiamo leggere come simbolica. Satana siamo noi stessi, i nostri demoni che, nella pratica magica  vengono portati alla luce, davanti ai quali si può soccombere o vincere.  Il deserto poiché luogo privo di vita e quindi luogo che avvicina all’ esperienza della morte e quindi all’ esperienza di Divina, poiché solo con la morte simbolica delle essere si può rinascere a nuova vita. Solo dopo essere “marciti” nel Nigredo si può ascendere agli altri stati ( rubedo,citrino ed infine albedo) nei quali l anima si avvicina alla perfezione divina .

Il deserto è simbolo della regione della quiete, mentre attraversiamo il deserto, sentiamo che la regione della quiete è dentro di noi. Dentro di noi c’è il luogo della quiete in cui Dio stesso ha trovato dimora in noi,per avere riposo nel nostro cuore e renderci partecipe di questa quiete.

Luogo, il deserto, in cui, se capaci di comprendere la sua forza, solitudine e asperità in esso contenute, si puo affinare l’anima come fece Cristo nelle sue tentazioni: quella del pane , del prestigio e del potere. Ma queste sono le prove di Cristo, ogni individuo nella sua esistenza ha le sue prove, davanti alle quali esso verrà messo e se adeguatamente preparato,  posto ad affrontarle.

Cristo nel deserto si fa uomo, non più figlio di Dio,  ma uomo di carne e sangue, come l umanità che, ogni giorno è messa di fronte alle insidie  più ardue, lui si avvicina a noi esseri imperfetti ma perfettibili, avendo in noi la sua scintilla divina che ci rende capaci di ascendere alla perfezione, di avvicinarci a lui:  “fatti a sua immagine e somiglianza”

Chi attraversa il deserto è circondato dal silenzio . In questo silenzio alcuni finiscono per impazzire. I monaci che dopo Cristo si stanziano in esso per rivivere la prova di Gesù, hanno interpretato il silenzio come il loro cammino interiore. Per loro il silenzio era uno degli esercizi spirituali più importanti.

La prima condizione per riuscire a sopportare il silenzio è rinunciare a giudicare. Non giudicare cio che affiora da noi stessi, lasciando che ogni cosa sia come deve essere, accettando noi stessi con tutto cio che abbiamo dentro, solo cosi si può capire cosa farne.

La seconda condizione per riuscire a sopportare il silenzio è la fiducia che Dio ci accetta cosi come siamo . Nel silenzio abbandono la dimora della parola, mi libero dei legami di questo mondo, incamminandomi verso Dio

DOPO CRISTO

san-paolo-leremitaTra la metà del secondo secolo fino al quinto secolo a.C. l’idea del ritiro nel deserto venne abbracciata dai Padri del deserto, Anacoreti ( da Anachoresis: ritiro) che nel deserto esteso della Tebaide al Delta del Nilo si ritiravano in grotte in totale solitudine imitando la vita del Cristo nel deserto , tentati dai loro demoni interiori e affrontandoli, divenendo essi stessi uomini estremamente saggi, tanto da avere visite di persone comuni e di monaci per avere consiglio da questi uomini ritenuti illuminati, sulla vita.

Tra gli anacoreti ricordiamo Paolo morto nel 347;  Antonio (251?- 356) che pose radici a Pispir a est del Nilo a monte del Delta acquisendo fama di grande santità. Fu li che Antonio mise a punto una serie di esercizi che consentivano di resistere meglio alle tentazioni. La sua fama attirò dei discepoli intorno al 306, che si stanziarono non lontano da lui in capanne singole ponendosi sotto la sua direzione spirituale. Tempo dopo Antonio si allontano da loro trasferendosi sul monte Qulzum a circa 40 km dal mar rosso, tornando ad intervalli regolari a Pispir per consigliare e aiutare i suoi discepoli che insieme a lui costituivano una comunità di anacoreti. Nacque cosi l idea che i solitari avrebbero tratto beneficio dal coltivare tra loro vincoli di amicizia e di preghiera. Dopo la morte del santo eremita venne scritta la Vilta Antonii dal vescovo Alessandro Atanasio e fu il primo trattato di spiritualità monastica che contribui alla diffusione dell’anacoretismo monastico.

Mem

memLa lettera Mem nella gematria corrisponde al numero 40,40 come i giorni e le notti di cristo nel deserto, 40 come gli anni del popolo di Israele nel deserto prima di giungere nella terra promessa, 40 sono i giorni e le notti che Mose passa sul monte Sinai prima di ricevere le tavole della legge.

Mem è  la lettera dell’acqua simbolo dello scorrere della vita e della saggezza, la lettera Mem rammenta simultaneamente il velato e il nascosto, la lettera Mem è l’iniziale del nome Mosè che rivela la legge, e del Messia che vive celato.

La Mem è associata alla trasformazione, l’emozione profonda e nascosta, la nascita e la morte e la purezza.

Nel protocananeo lo zig zag della Mem è verticale e tende a mostrare uno scambio vibrazionale tra celo e terra. La lettera crea un legame tra il prima e il dopo.

Il nome Mem deriva dalla parola mayim, acque al plurale in ebraico per indicare che esistono acque inferiori e superiori, separate dal secondo giorno della creazione, attribuendo all acqua un simbolo di dualità. Le acqua primordiali rappresentano la materia madre che nutre e penetra tutti i regni della natura. L acqua simboleggia le origini, l’inconscio e la capacità di rigenerazione.

Il suo valore come abbiamo detto è il numero 40 che compare numerose volte nella bibbia, ed indica un isolamento e una trasformazione, questo valore indica il tempo necessario per compiere un processo di maturazione per poi fruttificare, rappresenta un processo di trasformazione per accedere ad un cambiamento radicale; come fece Cristo nel deserto resistendo alle tre tentazioni di Satana, matura come uomo, si trasforma tramite il prolungato isolamento, si avvicina all’uomo nelle sue fragilità della vita terrena , e dopo l’esilio è pronto per la vita pubblica che lo vede impegnato a portare fra gli uomini la buona novella, la parola Di Dio padre, e di sacrificare esso stesso sulla croce per redimere l’umanità intera .

 

 

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