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Fra sincronismo e apofenia

“Niente accade per caso”.

E’ una frase pericolosissima. Nata dapprima negli ambienti ristretti ed impegnati della ricerca spirituale, ora si sta espandendo sulle bocche di tutti. E’ diventata praticamente uno slogan, un tormentone che si ripete spesso senza capirne nemmeno il senso.

E’ una frase pericolosa, dicevo; non perchè sia sbagliata, ma perchè è facilissimo fraintenderla, ed è ancor più facile farne un uso distorto e sviante. Si inizia col sorprendersi delle coincidenze che la vita ci offre ogni giorno, ad apprezzarle, a dar loro il giusto valore e significato; ma sull’onda dell’entusiasmo, si finisce col voler cercare a tutti i costi un significato recondito dietro ogni avvenimento che incontriamo sul cammino della vita.

In questo modo, quel che poteva essere un’occasione di introspezione, una via all’auto-conoscenza, diventa una caccia ai fantasmi, una proiezione all’esterno delle paure e delle angosce che si agitano dentro la nostra anima. Esternandoli, badate bene, non ce ne allontaniamo! Al contrario, gli diamo materialità e realtà, e perdiamo ogni controllo che potevamo avere su tali forze mentre erano dentro la nostra anima.

Un esempio su tutti: ho avuto occasione di leggere in più d’un sito web un’interpretazione in chiave “sincronistica” del disastro della Costa Concordia – non vale la pena di citare la fonte, tanto il ragionamento è abietto e privo di rispetto nei confronti delle vittime.

In poche parole, secondo loro, il disastro sarebbe un segno dei tempi, un monito che preannuncia il definitivo tracollo dell’Europa Unita sotto il peso della crisi economica.

I ponti della nave erano chiamati secondo i nomi delle nazioni europee. La bottiglia, al varo, non si era rotta. Il naufragio è avvenuto dopo 99 anni e 9 mesi dalla data dell’affondamento del Titanic. E via di questo passo. Le coincidenze sono troppe, “non può essere un caso”.

Certi si spingono addirittura ad ipotizzare – anzi, a declamare, tanta è la loro certezza – un complotto in piena regola. L’affondamento sarebbe voluto, un vero e proprio rituale di poteri occulti volto a glorificare ed affrettare la fine dell’Europa Unita.

Il gioco è fatto: quando proiettiamo le nostre paure all’esterno invece di affrontarle con l’autoanalisi, creiamo degli spettri che sfuggono al nostro controllo. Quel che è peggio, al tempo stesso ci siamo sgravati della responsabilità che essi comportano: non è più affar nostro.

L’errore nasce da una confusione antica quanto l’uomo: l’equivoco fra i diversi livelli di realtà con cui possiamo rapportarci.

Quel che chiamiamo comunemente “realtà” è l’incontro fra il mondo materiale ed il nostro spirito.

Il mondo materiale è caotico, un vortice di forze senza senso nè scopo, pura esistenza senza finalità recondite, senza significato.

Lo spirito umano, nell’atto di conoscere il mondo materiale, lo ordina e lo plasma, dipanando la matassa e riordinandola secondo strutture a cui diamo il nome di “significato”.

Il mondo materiale è come argilla informe, mentre lo spirito è simile alle mani dell’artigiano che la lavora e la plasma in forme con arte e maestria.

Il vaso era già presente nell’argilla? O era nella mente dell’artigiano? Ma se non ci fosse argilla, come potrebbe l’artigiano creare il vaso?

Va da sè che questa realtà mediata ha elementi comuni all’intera umanità – tutti infatti viviamo nello stesso mondo – ma anche elementi che cambiano da individuo a individuo; ognuno di noi si interfaccia con il mondo col proprio spirito, ed ogni spirito di ogni uomo è unico e diverso da tutti gli altri.

Attenzione: questa realtà non è meno reale del mondo  materiale caotico e privo di significato: anzi, è ben più concreta, e in fin dei conti è l’unica direttamente accessibile dall’esperienza umana. Tuttavia è bene ricordare che noi siamo registi, attori e spettatori di quella concreta e reale rappresentazione.

Quando ci imbattiamo nelle coincidenze significative, abbiamo dunque la possibilità di scegliere: creare delle entità esterne che sfuggono al nostro controllo e che possono sopraffarci, o usarle come punti di riferimento, come stelle fisse per orientarci nell’esplorazione della nostra anima.

Torniamo al caso dell’affondamento della Costa Concordia: invece di creare sinistri complotti, possiamo usare le impressioni che l’avvenimento suscita in noi come chiavi di lettura del nostro spirito. Cosa c’è di simile fra la situazione “esterna” e la situazione della nostra anima? Cos’è che fa entrare in una risonanza così forte il mondo materiale e il nostro spirito?

La via per comprenderlo passa attraverso il mondo simbolico. L’avvenimento ha per noi una grossa importanza, al punto che non riusciamo ad accettare che sia casuale: e ciò perchè la nostra anima vi legge un simbolo che parla di sè stessa. Se fosse un sogno, il disastro si potrebbe analizzare così: la nave, frutto ed orgoglio della tecnica umana, rappresenta la coscienza umana, che stacca e tiene riparato l’uomo dalla forza selvaggia e primordiale dell’inconscio, simboleggiato dal mare. L’affondamento è la nevrosi che ricaccia la coscienza nel turbine confuso dell’inconscio da cui si era distaccata; e la causa del disastro, in entrambi i casi, è l’hybris, l’arrogante tracotanza dell’uomo che si sentiva troppo sicuro di sè e delle sue capacità.

E’ovvio che anche la situazione politica odierna punta ad un simile scenario simbolico: l’arroganza che rischia di ricacciare la civiltà allo stato di barbarie. Ma i due fatti, la crisi del sistema Europa ed il disastro navale, non sono direttamente correlate; semmai trovano una cerniera di unione proprio nell’anima umana, ed è lì il fulcro più importante della questione, è lì che possiamo e dobbiamo agire se vogliamo cambiare qualcosa. E’ l’occasione per chiedersi: abbiamo anche noi una simile arroganza nell’anima? Cosa possiamo fare perchè non causi la nostra rovina?

Questa lettura simbolica dei fatti, però avviene inconsciamente; sotto la spinta dell’auto-indulgenza, è facile che venga rimossa la parte che ci coinvolge, lasciando al suo posto solo un vago ed indefinito senso di colpa.  Se ci indaghiamo sopra, invece, se la rendiamo cosciente, abbiamo l’opportunità di comprendere e di affrancarci dall’influenza che le forze simboleggiate nella situazione possono avere su di noi.

E’ molto più facile e puerile, invece, costruire castelli di fumo e credere che siano reali: è un modo tanto efficace quanto vile di difendersi dalla realtà e dalla conoscenza di sè.

Come dicevo, tale distorto modo di vedere si sta diffondendo anche al pubblico generale. Poco tempo fa il vento forte ha scardinato il tetto d’un palazzo storico della mia città. In quei giorni, ad una conferenza, mi è poi toccato sentir dire da un politico locale: “Non è una coincidenza che il tetto si sia scoperchiato proprio in questa fase politica della città: è chiaramente un segno del destino”.

Anche in questo caso, un simile tipo di interpretazione è senza dubbio la via più comoda e facile. E’ un modo pratico e semplice di ignorare tanto le proprie responsabilità materiali – ad esempio la mancanza di manutenzione sulla struttura del tetto – quanto quelle spirituali, quali l’abbandono alla superficialità ed alla trascuratezza.

E’ più che giusto, dunque, fare attenzione alle coincidenze, e riconoscere senza timore il loro valore; ma stiamo attenti a non usarle per costruirci un comodo e vile fatalismo, che ci sollevi da ogni responsabilità morale.

A qualcuno l’atto di riportare all’interno dell’uomo il senso, il significato del mondo, potrà sembrare quasi un’empietà. Questo appunto perché siamo abituati a valutare le creazioni della mente umana come fantasia, illusioni irreali e innocue se non dannose.

Ma in realtà tale atto è ben più nobile, quasi divino: tramite tale processo infatti l’uomo porta il senso nell’insensato, l’ordine nel caos, la bellezza nell’informe.

Guardate il cielo notturno! Lì dov’erano ammassi di stelle, l’uomo ha creato la magnifica sinfonia delle costellazioni; non ci sono certo realmente, materialmente, scorpioni o arieti nel cielo stellato! Eppure tale origine umana non deve certo sminuire la grandiosità di tale atto creativo: anzi, se sappiamo accettarne il valore, troveremo in esso la chiave di un meraviglioso accordo, un armonia fra il mondo e la nostra mente, fra la materia e lo spirito.  Perché è l’anima dell’uomo il fulcro in cui si incrociano le corrispondenze fra questi due mondi così distanti eppure così vicini.

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