Dettagli e Iscrizione evento

Conferenza

Presentazione del libro "L'amour Fou" di Rosella Latella

Data Inizio: 11 febbraio 2017
Data Fine: 11 febbraio 2017
Ora: 18:00 - 19:15
A cura di:

Rosella Latella

Prezzo/Quota: EUR0.00
Location:

Indirizzo:
Mappa e Direzione

Descrizione:

Rosella Latella

L'amour Fou

L'amore folle

 «L’amore è la strada dove le nostre impronte, invece di seguirci, ci precedono.»

Anonimo

latella

Il grande protagonista è l’amore. Più precisamente Eros, il fuoco di cui ogni vita ha bisogno. Se non c’è fuoco non c’è luce. Non c’è calore né forza. Eros è la scintilla che ci fa sentire vivi e il suo antagonista è Phobos: paura. Phobos ci rinsecchisce… Eros ci fa infiniti.L’amour Fou è un romanzo corale, in cui i personaggi si formano e si trasformano a partire da eventi scatenanti. E mentre si dibattono tra passioni e conflitti, le loro storie si intrecciano sorprendentemente, in modo surreale. L’amore non finisce mai quando termina. Risorge, promette orizzonti… e rende fertile ogni vita.

Rosella Latella, psicoterapeuta (di formazione analitica) e sessuologa, svolge la libera professione a La Spezia (dove vive), a Genova e ad Asti. Da anni è studiosa di Jung e relatrice di conferenze su temi di psicologia, spiritualità e simbologia esoterica. Nel 2008 ha scritto il romanzo Ai miei piedi pubblicato da Ponte Alle Grazie, e nel 2015 il saggio Sogni – I viaggi dell’anima pubblicato da Eremon.

Per contattare l’autrice: www.rosellalatella.it

 

ESTRATTO DEL LIBRO

  L’errore

Parigi

L’autunno sbiadisce il cielo, fa pallido il sole e spruzza freddo dappertutto. Le foglie, rattrappite, cadono e marciscono. Valérie è vestita senza colori e gira per casa con l’insonnia negli occhi. Da quando si è trasferita a Parigi ha dovuto abituarsi a una casa troppo piccola, destinata alle cose essenziali.Sul pavimento, la biancheria del marito: calzini, mutande e canottiera. In un attimo sparisce tutto nella cesta. Rimane il fastidio.C’è qualcosa nella biancheria di lui che la disturba. Sporca o pulita non fa differenza, è comunque indecente. Perché è sua. Sua di lui. Di un estraneo che non c’è mai ma occupa un sacco di spazio. Ha conosciuto il marito a sedici anni: Angel, il ragazzo più desiderato del liceo. Bello con tre “B”, diceva qualcuna. E lei, a una festa, se lo era trovato davanti: pelle bruna, denti splendenti e riccioli neri, da poeta. Era rimasta immobile a guardarlo. Solo il bacino, a un certo punto, aveva cominciato a dondolare avanti e indietro.Perché il corpo sa bene cosa vuole e in qualche modo lo dice sempre. Era diventata la sua ragazza e tutte la invidiavano. Solo che dopo un anno era incinta. Un errore che non aveva voluto correggere. Al momento del matrimonio, celebrato con rito civile, lui era silenzioso e davanti al fotografo sorrideva di traverso, con la faccia povera. E lei, di colpo, si era sentita vergine. Una vergine terrorizzata. Mamma a diciotto anni appena compiuti, papà a venti. Una creatura di nome Julie si era affacciata alla luce, mezza strozzata da due giri di cordone ombelicale attorno al collo. Valérie aveva il suo diploma di maturità e avrebbe voluto metterlo a frutto. Una volta si era presentata a un colloquio di lavoro con Julie che dormiva nel passeggino: «È sabato, la babysitter non c’è. Lei è mia figlia. Però potrebbe essere anche la vostra, quella di cui si occupano le vostre mogli.»

Le avevano sorriso tutti, ma non era stata scelta. Aveva salutato ed era tornata a casa, con una sensazione granulosa di emergenza e di solitudine. Quella sensazione non l’aveva più abbandonata. Ora Julie è alla scuola materna e Valérie entra nella sua cameretta: un quadrato perfetto di due e ottanta per due e ottanta. Cassetti spalancati e giochi sparsi sul pavimento. Non vuole calpestarli, ma sarebbe meglio che non ci fossero. Che non avessero nessuna ragione di esistere dentro casa sua. Chiude forte le palpebre, per fermare il pianto. Ma un singhiozzo esce fuori, improvviso come un colpo di tosse. Rabbioso perché troppo trattenuto. E singhiozzi più piccoli le riempiono il petto, cercando uno sbocco che non c’è. Allora salgono dal petto al cervello, che li supervisiona e alla fine concede loro uno spazio. Al buio, assieme alla vergogna. Il pianto è ancora dentro di lei, ma è come fosse esterno. Estraneo.Valérie si morde le dita. Apre il piccolo balcone che si affaccia su Place de Aligre e respira l’aria che le manca, mentre la Tour Eiffel la guarda dritto negli occhi. Nella piazza c’è il mercato che canta e una fisarmonica che lo accompagna. E tra le case, il cielo. In tono con i muri e con le strade, come un colore mimetico. Termina i lavori domestici, si siede e guarda l’orologio color verde alga attaccato alla parete: sono le dieci e cinque. Dieci e cinque quindici, cinque e uno sei. Le piace sentire la qualità del tempo, e lo fa con i numeri. Sei è bellezza. L’acqua calda scorre nella vasca da bagno e lei, con tutto il suo freddo, si avvicina. Si spoglia, bella e liscia. Si immerge, si allunga in quel calore. L’acqua è dove eravamo prima di nascere, toglie la sete e le colpe. Il corpo sorride. Carne, ossa e sangue sorridono. Perché sei è un momento pari e viene a galla, in mezzo alla schiuma che sa di fragola.

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