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Corrispondenze

“Un pettirosso chiuso in gabbia
manda l’intero Cielo in rabbia”

E’ il magnifico inizio della poesia “Auguri d’innocenza” di William Blake.

In questi due brevi e bellissimi versi il poeta riassume uno dei misteri più paradossali e meravigliosi del nostro universo: c’è un legame delicato e invincibile che accomuna il cielo e la terra, l’eternità ed il mondo temporale e transitorio, le cose dello spirito agli oggetti materiali.

E’ più di una somiglianza, è un rapporto intimo ed essenziale, simile a quello che lega due fratelli.

L’oscurità della notte è legata alla tristezza e la paura umane. C’è un rapporto sottile ma profondo fra il fuoco del camino, il cuore dell’uomo, il sorgere del sole all’alba ed il rossore che infiamma le guance d’una bella ragazza.

Queste corrispondenze vanno ben oltre la semplice somiglianza esteriore. I poeti le sentono nel cuore, spesso senza neanche conoscerle. Perché si tratta di forze di attrazione, come una nostalgia che richiama due metà divise, che anelano l’unità perduta.

Queste innumerevoli linee di collegamento fra i mille riflessi diversi della realtà tessono una splendida e complicatissima ragnatela, che si sovrappone al nostro modo di vedere il mondo; anzi, potremmo addirittura dire che quella ragnatela E’ il nostro modo di vedere e comprendere il mondo.

Quando guardiamo al passato vediamo chiaramente come queste forze d’attrazione di natura simbolica abbia saputo muovere e condizionare uomini ed eserciti, regni e persino imperi.

I simboli della croce e la mezzaluna hanno diviso in due il mondo conosciuto. La coppa e la rosa hanno infiammato il cuore degli uomini dei tempi passati, sperdendoli in un pellegrinaggio eterno, una ricerca senza meta. La violenta voracità dell’aquila si è incarnata di volta in volta negli eserciti di imperi diversi: l’aquila romana, l’aquila del Sacro Romano Impero, l’aquila della Wehrmacht.

Ma quando torniamo ai nostri giorni, ci sembra che di tutte quelle belle e nobili forze simboliche non ci sia più nemmeno l’ombra, al punto che siamo ormai abituati a dire che ai nostri giorni non c’è più la presenza dei simboli.

La verità è che con questo genere di forze inconsce accade lo stesso che con i sogni: mentre stiamo sognando infatti non ci rendiamo conto di essere in un sogno, e solo quando ci svegliamo ce ne accorgiamo. Così siamo in grado di riconoscere facilmente i simboli del passato, la cui forza ha ormai esaurito il suo influsso sul mondo; ma non vediamo quelli del presente, perché vi siamo completamente immersi.

Eppure a ben guardare le immagini sono ancora presenti, sempre le stesse: c’è anche oggi la divisione fra croce e mezzaluna, anche nei giorni nostri c’è la rosa e la coppa, seppur sotto spoglie diverse, e c’è ancora l’artiglio affamato dell’aquila, l’esercito inarrestabile dell’impero dell’occidente.

Fate attenzione: se il mero materialismo pecca di parzialità, non bisogna però nemmeno ricadere nell’errore opposto, ossia di prendere in considerazione solo le forze simboliche come causa agente del destino del mondo e dell’uomo. Forze materiali e forze simboliche agiscono in combinazione, e sono in un certo senso due facce della stessa medaglia. Solo se comprenderemo entrambe potremo dire di aver raggiunto un punto di vista sufficientemente totale.

Ad ogni modo, basta guardare all’oggi con la giusta ottica per accorgersi che le forze poetiche del mito e del simbolo sono ancora vive e in salute.

E’ stolto lamentarsi che la tradizione è morta: chi mai potrebbe uccidere una forza tanto antica? Ciò che muore sono le forme passate, ma la vita che le riempiva è ancora fra noi, in forme nuove e vive. Chi piange la perdita delle tradizioni è simile infatti a colui che reputa morto il serpente perché ha trovato la vecchia pelle che esso ha mutato.

Il simbolo è ovunque, anche nelle cose moderne e persino nelle cose banali e dozzinali: perché il simbolo è una forza che unisce, una danza che fa vorticare due opposti attorno ad un unico nucleo.

Se sappiamo guardare con la giusta ingenuità, vedremo che anche al giorno d’oggi il simbolo agisce non solo a grande livello, nella storia, o nella politica, ma anche nella nostra vita di tutti i giorni.

Prendiamo ad esempio il luogo di lavoro, che sia un supermercato, un ufficio o l’officina d’un industria: il gruppo di lavoro è dominato dal simbolo della famiglia, alla figura del capo è sovrapposta quella simbolica del padre, e i rapporti con le altre aziende si colorano con il simbolo della guerra fra due piccoli regni.

Anche la vita di ognuno di noi è dominata dal simbolo: qualcuno di noi è segnato dalla figura simbolica del leone, e le sue azioni di conseguenza saranno forti, nobili, crudeli e arroganti. Altri sono invece influenzati dal simbolo dell’agnello, e la loro vita sarà umile e passiva, quasi una vocazione al martirio; e queste sono solo due fra le mille figure simboliche che possiamo scorgere nel panorama umano.

Conoscere le influenze simboliche è dunque anche conoscere le forze che ci influenzano, e se ciò non basta a liberarci di esse, può esser molto utile per imparare ad usarle invece che subirle soltanto.

Ma soprattutto, il legame simbolico è una via per togliere la patina grigia del banale mondo di ogni giorno, della routine quotidiana. Se sapremo riscoprire le vie che collegano il piccolo al grande, il giorno alla notte, l’importante all’umile, allora riusciremo anche a ritrovare il punto di contatto in cui la nostra vita partecipa delle forze belle, eterne e fantastiche del mito e della poesia.

 

La poesia di Blake termina con questi versi favolosi:

“Vedere un Mondo in un granello di sabbia,

E un Cielo in un fiore selvatico,

Tenere l’Infinito nel cavo della mano

E l’Eternità in un’ora.”

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