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Come evitare le spiagge affollate e trovare un luogo dell’assoluto senza nome: leggere e interpretare.

libro estate

L’ermeneutica nasce come arte dell’interpretazione di antichi testi e documenti ma oggi la si concepisce più come l’atto di continua elaborazione dell’intera esistenza umana.

Leggendo il pensiero di Paul Ricoeur, grande maestro dell’ermeneutica filosofica del novecento, vengono idee, si aprono spazi di comprensione che mi è venuto il desiderio di condividere.

Cosa accade mentre si legge si studia si interpreta o si prega un testo?

Accade uno scambio muto e nascosto fra il testo e chi lo legge: io sono davanti al testo ma le sue parole sono dentro di me.

Accade che il testo, stesura fissata sulla carta di episodi vissuti altrove e resi infinitamente ripetibili dalla stampa, narrando, dicendo la sua storia, sposti il lettore dal tempo della sua realtà fisica in un altro tempo. In questo altro tempo, sospeso e parallelo a quello del corpo, si aprono e si mettono a nudo capacità percettive liberate dalla sete fisica di un deserto solo immaginato.

Accade che il racconto di una storia di guerra o d’amore permetta di sentire i sentimenti connessi a quelle situazioni in modo protetto senza dover decidere, per esempio, di salvarsi la vita saltando dentro a quel cespuglio o correndo a perdifiato per prendere quell’ultimo treno..

L’ipotetica non realtà del racconto, che non accade davanti ma dietro gli occhi, permette all’emozione di sentire oltre il bisogno che la vita fisica impone. Il mondo contenuto nello scritto appalesa persone, cose, situazioni che liberamente fluiscono nella mente di chi legge. La finzione di realtà che il testo porta con sé costruisce quel breve momento nel quale circostanze lontane, impossibili per definizione, come impossibile è la rivoluzione francese quando si è seduti su una poltrona Ikea, irrompono realmente nell’esperienza psicologica e spirituale del lettore divaricando le sequenze logiche che usualmente ne accompagnano la quotidianità.

In questo modo ciò che è scritto conduce verso un oggetto interiore, luogo indefinito di ciò che non è corpo: dirlo pensiero è poco, dirlo anima è tanto, facendo così che, se il testo nella sua stampata oggettività è condivisibile a chiunque, non lo è invece l’esperienza che di questo viene fatta a livello dei singoli occhi che lo leggono.

Accade che le situazioni descritte cadano diritte nella mente/cuore del lettore il quale ricevendole le interpreta, ovvero le colora con i suoi personali toni emotivi e intellettuali. Così le parole del racconto nella sequenza ordinata che l’autore ha scritto echeggiano nella psiche del lettore e lo possiedono plagiandolo, non lasciandolo mai più essere ciò che era un attimo prima della lettura. Qualcosa si sarà aggiunto, qualche cosa non esisterà più e già da subito il processo della mutazione del lettore attraverso lo scritto, irreversibilmente continuerà.

La lettura avrà portato in un mondo nel quale il tempo dell’esperienza sarà guadagnato: una sorta di tesoretto del futuro. Chiudendo il libro si potrà interpretare, riflettere, costruire nel silenzio parlante del dialogo interiore una fantasia di adesione, rifiuto, desiderio o altro che avrà tutto il tempo di depositarsi nell’intimità ma che sarà possibile vivere anche nel prossimo mondo del corpo che agisce. Per questo si dice che la lettura sia una anticipazione del futuro, e che l’interpretazione sia una pre-visione, la possibile base per il passo ancora da venire di un pensiero innovato dalla mescolanza alchemica dello scritto con l’essenza del lettore.

Ed ecco: è avvenuto spesso che nell’insaputa e privilegiata delega di vita che abbiamo affidato ad una lettura, siamo cambiati capitando in uno sconosciuto luogo dell’assoluto senza nome nel quale siamo arrivati senza nessuna previsione possibile, senza che nessuna corda di sicurezza sia stata tesa per garantirci il ritorno a ciò che eravamo nel momento in cui abbiamo appoggiato gli occhi sulla carta. Nulla ha più potuto darci il conto e la misura della nostra trasformazione ma essa è là, silenziosa testimone della nostra stessa esperienza.

Per questo prima di cominciare a entrare nelle parole scritte, sacre o meno, sarebbe bello essere o sapersi mancanti di assoluto, ancora del tutto privi anche solo della sua ipotesi, di modo che questo rimanga senza nome il più a lungo possibile e mai possa essere un luogo d’arrivo cercato. Perché se non lo si è così, liberi dall’attesa e dall’immagine, accade che il pensiero/anima si lanci in un funambolico salto logico/esperienziale, là dove pensieri d’altri, immaginazioni e dogmi ci avranno lanciato. Ci saremo così perduti il viaggio verso dove ormai più non possiamo sapere, per trovarci invece in una spiaggia affollata d’altri avendo perso il sapore dell’autenticità di una scoperta.

Accade così che: leggendo e interpretando, attaccati alla sedia delle parole che i nostri occhi incontrano, possiamo aprire il millesimale varco interiore affacciato sul baratro di quell’unico assoluto per noi vero: quello che avremo trovato e dal quale mai potremo tornare indietro.

Info sull'autore

Avvocato e filosofa, è ricercatrice nel campo delle tradizioni religiose naturali e delle pratiche di trasformazione. È appassionata del Libro dei Salmi, che interpreta in chiave di simbolismo della lettera ebraica.

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