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Ayurveda Maharishi e Psichiatria. Un approccio alla salute

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Il dottor Bruno Renzi, psichiatra e psicoterapeuta con orientamento analitico transazionale, responsabile del Centro di Medicina Psicosomatica e Funzionale Integrata del Dipartimento di Salute Mentale Psichiatria I dell’Ospedale Polo Universitario Luigi Sacco di Milano, in circa trenta anni di esperienza medica nel campo delle neuropatologie, ha approfondito la conoscenza della Medicina Tradizionale Indiana, secondo l’approccio Vedico alla salute dello Yogi Maharishi Mahesh e i principi di scienze moderne come la fisica quantistica. Mentre la visione oleografica della mente apre la strada anche a nuovi metodi di cura per combattere i disturbi della mente ottenendo un cambiamento veloce e importante. Un approccio che spalanca gli orizzonti della scienza applicata in campo psichiatrico su prospettive terapeutiche sempre più integrate ed estese all’essenza energetica dell’uomo. Abbiamo chiesto al dottor Renzi, che è anche esperto in Ipnosi regressiva, di ricostruire il suo percorso professionale e il filo conduttore che lo ha portato a integrare diverse tecniche di cura. E, infine, di evidenziare i traguardi raggiunti e le nuove sfide di una psichiatria sempre più integrata e rivolta all’uomo nella sua complessità di mente e anima . Dottor Renzi ricorda una esperienza in particolare che ha caratterizzato la sua formazione? Sì, l’esperienza formativa in America alla Maharishi International University nell’Iowa. Nel 1983, la mia insegnante di Meditazione Trascendentale mi informò che ci sarebbe stato il primo corso di formazione In Ayurveda Maharishi per medici occidentali. È stata l’esperienza più bella della mia vita e un’opportunità formativa davvero importante. Era il grande progetto con il quale lo Yogi Maharishi Maheshdecise di divulgare l’Ayurveda nel mondo occidentale inaugurando sessanta centri di prevenzione in USA e Canada. Perciò, il Maestro divise il territorio in sette fasce: ogni medico avrebbe inaugurato otto centri. Eravamo in tutto sette e ognuno di noi è stato affiancato da un Vaydia. La mia fascia di territorio comprendeva il Cananda occidentale, la California e le Hawaii. Quindi ho inaugurato otto centri. Visitavamo i pazienti con un’ottica preventiva e di mantenimento della salute. Nel periodo formativo le lezioni erano tenute da fisici e noi medici occidentali riuscivamo a cogliere ogni dettaglio e i principi millenari di una medicina che prima di allora ci sembrava un po’ esotica. Era il Maharishi Vedic Approach to Health (MVAH). In un secondo momento siamo stati inviati in Brasile dove Maharishi decise di inaugurare un centro a Brasilia. La vicinanza del Maestro aveva trasformato quell’esperienza in un momento formativo unico e anche la mia visione della psichiatria era destinata a cambiare. Come? Molto dipende dalle prospettive culturali che adottiamo; se utilizziamo una visione orientalista la vita può essere considerata come un frammento di un percorso evolutivo. Ciò che influisce sul progetto di vita sono memorie profondissime. Nella visione Karmica dell’esistenza, la nostra vita è un intervallo. Il termine “Ayur-veda”, significa letteralmente “Conoscenza dell’intervallo di vita”. Un intervallo che è molto più ampio di quanto si possa immaginare poiché prevede vite passate e future. Tutto ciò che esiste su un piano relativo dell’esistenza emerge da un livello trascendente, (Atman), da un vuoto dinamico e creativo che in alcune teorie della fisica quantistica è indicato come Campo Unificato di tutte le leggi di natura. Questo campo ha in sé in potenza quelle leggi di natura che informano il divenire dell’intera manifestazione cosmica. La fisica moderna teorizza in termini matematici l’esistenza di questo campo che è alla base della manifestazione universale. Un universo “partecipativo” a cui tutti siamo collegati, dimostra che l’osservatore influenza l’oggetto osservato e che il Maestro divise il territorio in sette fasce: ogni medico avrebbe inaugurato otto centri. Eravamo in tutto sette e ognuno di noi è stato affiancato da un Vaydia. La mia fascia di territorio comprendeva il Cananda occidentale, la California e le Hawaii. Quindi ho inaugurato otto centri. Visitavamo i pazienti con un’ottica preventiva e di mantenimento della salute. Nel periodo formativo le lezioni erano tenute da fisici e noi medici occidentali riuscivamo a cogliere ogni dettaglio e i principi millenari di una medicina che prima di allora ci sembrava un po’ esotica. Era il Maharishi Vedic Approach to Health (MVAH). In un secondo momento siamo stati inviati in Brasile dove Maharishi decise di inaugurare un centro a Brasilia. La vicinanza del Maestro aveva trasformato quell’esperienza in un momento formativo unico e anche la mia visione della psichiatria era destinata a cambiare. Come? Molto dipende dalle prospettive culturali che adottiamo; se utilizziamo una visione orientalista la vita può essere considerata come un frammento di un percorso evolutivo. Ciò che influisce sul progetto di vita sono memorie profondissime.

Nella visione Karmica dell’esistenza, la nostra vita è un intervallo. Il termine “Ayur-veda”, significa letteralmente “Conoscenza dell’intervallo di vita”. Un intervallo che è molto più ampio di quanto si possa immaginare poiché prevede vite passate e future. Tutto ciò che esiste su un piano relativo dell’esistenza emerge da un livello trascendente, (Atman), da un vuoto dinamico e creativo che in alcune teorie della fisica quantistica è indicato come Campo Unificato di tutte le leggi di natura. Questo campo ha in sé in potenza quelle leggi di natura che informano il divenire dell’intera manifestazione cosmica. La fisica moderna teorizza in termini matematici l’esistenza di questo campo che è alla base della manifestazione universale. Un universo “partecipativo” a cui tutti siamo collegati, dimostra che l’osservatore influenza l’oggetto osservato e che questa la grande intuizione di Maharishi Mahesh Yogi. Un grande lavoro che ha avuto il merito di facilitare l’approccio medico-scientifico a concetti prima di difficile comprensione per i medici allopatici o considerati troppo esotici. Ciò ha ampliato i margini di collaborazione tra medicina allopatica e le medicine tradizionali. Il tutto nel rispetto più assoluto della conoscenza tradizionale Vedica. La formazione alla medicina Vedica di Maharishi prevede, infatti, l’insegnamento completo dell’Ayurveda in accordo con la letteratura Vedica Classica. Come intende in quest’ottica la psichiatria? Occorre premettere che ancora oggi, in misura minore rispetto ad alcuni decenni fa, esiste una psichiatria prevalentemente biologica che attraverso gli studi tende a monitorizzare alcuni parametri neurobiologici con un approccio prevalentemente “scientifico”. C’è poi un’altra psichiatria più attenta allo studio dei processi psicodinamici. Per il particolare percorso che Maharischi ci fece fare utilizzando la fisica quantistica sono giunto a una visione neuro-psicofisica della mente ossia della fisica quantistica applicata alla neurofisiologia questo vuol dire che non ci si limita più alla visione prettamente biochimica ma si va oltre a utilizzare delle griglie di tipo elettromagnetico e un livello della realtà molto più sottile. Qual è la sfida della psichiatria? E quale il suo punto di vista? La grande sfida degli ultimi venti anni è stata quella di creare un ponte tra mente e cervello:il cervello è un organo, una struttura. La mente, invece, non può essere compresa in termini di localizzazione ovvero di strutture con determinate funzioni, questo neurobiologico. Ma ci sono alcune funzioni superiori, come la capacità di astrazione, l’intuizione, la capacità di ridefinizione critica ed altre ancora che possono essere compresi solo in termini olografici e quindi la scienza si sta muovendo in questa direzione. Io personalmente, condivido le ipotesi di Pribram. Ai fenomeni bioelettrici cerebrali sono correlati fenomeni elettromagnetici, l’integrazione di questi realizza delle densità elettromagnetiche che a loro volta consentono le rappresentazioni tridimensionali in termini olografici. Ogni percezione viene costruita attraverso l’interazione fra una memoria preesistente e percezioni complesse, ovvero in base a quanto preesiste nella nostra mente e, a un livello più profondo, nella nostra anima. Dottor Renzi lei è psichiatra con orientamento analitico transazionale e di Programmazione Neurolinguistica e inoltre è esperto in ipnosi regressiva. Qual è il tipo di approccio e i punti di contatto, se presenti, di queste tre metodiche? L’analisi transazionale ha enfatizzato le transazioni fra gli stati dell’io ed è di derivazione freudiana. In particolare nella terapia transazionale assumono maggiore rilevanza l’analisi delle transazioni in senso relazionale e psicodinamico. Dinamiche fondamentali per l’elaborazione e attuazione del proprio piano di vita.

Infine, negli ultimi anni, gli orientamenti psicodinamici stanno subendo un’interessante rielaborazione teorica attraverso i principi delle neuroscienze che applicati agli stati dell’io aprono l’accesso a nuove prospettive per la comprensione dei processi mentali. Anche l’Ipnosi regressiva, permettendo di regredire nel proprio passato, nelle dimensioni arcaiche, lavora su aspetti sottili e su metafore profondissime dell’inconscio o se utilizziamo una visione orientalista sulle vite precedenti. E sempre in quest’ottica energetica e vibratoria che prende in esame una configurazione della vita non strettamente biologica, s’inserisce anche la Programmazione Neuro Linguistica (PNL) che, prende in considerazione processi neurologici (neuro), linguaggio (linguistico) e schemi comportamentali (programmazione) ovvero pensieri ed interi processi di configurazione che interagendo tra loro creano la percezione della realtà esterna ed interna, Cosicché, applicando determinate tecniche è possibile modificare la percezione di se stessi nel mondo fino a cambiare i propri schemi di comportamento mentale ed emozionale in modo veloce ed efficace. Tutte tecniche che si avvalgono di un approccio che permette d’intervenire sul piano biofisico. Da che cosa è determinata la maggiore efficacia e velocità di un approccio “sottile”? Sono convinto, che i veri conflitti alla base disturbi alberghino in una dimensione profonda ovvero nelle memorie dell’anima. Perciò, è importante lavorare ad un livello profondo, permettendo una crescita esistenziale, che consenta di portare a termine il proprio progetto di vita. In quest’ottica assumono particolare importanza le tecniche che lavorano sul piano biofisico. Tecniche non solo linguistiche ma anche volte a creare disassociazioni che consentono di osservare i problemi da un altro punto di vista modificando in senso neurobiologico le proprie realtà interne. Poiché acquisire la conoscenza e la consapevolezza di un problema non è sufficiente per cambiare in termini comportamentali. Qual è secondo lei il principale limite della psicoterapia classica e quale il vantaggio di ricorrere a un approccio integrato? Il limite della psicoterapia classica è che non garantisce una soluzione rapida ed efficace poiché permane la difficoltà del paziente a mettere in atto dei cambiamenti risolutivi. Così per chiarire le ideesu se stessi occorrono anche terapie lunghe che spesso aumentano la conoscenza di determinate dinamiche e la consapevolezza del proprio problema ma che tuttavia non forniscono al paziente una soluzione rapida ed efficace. In quest’ottica, allora, ricorrendo a disclipline come l’ipnosi regressiva si avrebbe un approccio capace di “accelerare” il processo evolutivo dell’individuo sino a portare a cambiamenti concreti in tempi più brevi.Di che cosa si occupa il Centro di Medicina Psicosomatica e Funzionale Integrata? Quai i farmaci e le terapie proposte? E, infine, quanti pazienti finora? È il primo centro in una struttura pubblica per il trattamento dei disturbi psicosomatici ed è stato citato come centro di eccellenza nel “Libro bianco sullo stress” dall’Assessorato alla Salute del Comune di Milano. La sua peculiarità è l’approccio terapeutico integrato che si avvale di farmaci allopatici, fitocomplessi per riequilibrare le disfunzioni nella fisiologia, antiossidanti a base di erbe indiane prodotti con criteri di processazione secondo l’Ayurveda Maharishi, interventi psicoterapeutici, correzione di stile di vita e dieta ayurvedica in base alla costituzione psicofisica, tecniche bioenergetiche per il lavoro sulle tensioni muscolari, Tecniche di induzione progressiva di rilassamento a livello profondo, somministrazione di questionari. Ilprogetto terapeutico è studiato in base alla struttura costituzionale e al disordine psicosomatico del paziente. Dal 2005, anno di apertura, ad oggi abbiamo avuto 2.000 pazienti il 40 per cento dei quali ha fatto tutto il percorso terapeutico. Come si accede al programma del Centro? L’attività ambulatoriale è in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale perciò è sufficiente fissare il primo appuntamento telefonico e farsi prescrivere dal proprio medico di base tre impegnative per la fase iniziale del programma che prevede un colloquio psicologico, una visita psichiatrica e una somministrazione di Test psicometrici. Il primo appuntamento è con la psicologa che somministra anche un questionario con 110 domande che viene elaborato informaticamente. Al termine del colloquio la psicologa provvederà direttamente a fissare la seconda visita con lo psichiatra che completerà l’iter diagnostico e proporrà, in base all’esito il programma terapeutico integrato.

Info sull'autore

Bruno Renzi, nato a Catania nel 1953, Psichiatra, psicoterapeuta. Ha curato la propria formazione in ambito analitico transazionale e PNL. Dirigente presso il Dipartimento di Salute Mentale e Responsabile del centro di Medicina Psicosomatica e Funzionale Integrata presso l’Ospedale – Polo Universitario L. Sacco. Professore presso l’Università degli Studi di Milano. Presso le Università di Bologna (Fondazione Alma Mater), La Sapienza di Roma e l’Università di Catania insegna, nei master di alta specializzazione, Medicina Ayurvedica. Responsabile didattico della scuola di Ayurveda Maharishi per medici. Collabora con la Maharishi Vedic University.

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