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Alla riscoperta del divino femminile

La questione femminile non può essere lasciata da parte perché è presente e viva e riguarda un’enorme percentuale dell’umanità: la repressione e discriminazione nei confronti delle donne ha creato una società asfissiante, violenta e oppressiva. Eppure non è sempre stato così: è solo da qualche decina di migliaia di anni che l’essere umano si organizza in forma patriarcale.
E prima?
Nell’ Europa Antica – venti, trentamila anni fa – c’erano rappresentazioni femminili ovunque. Nei siti paleolitici sono state ritrovate statuine con caratteristiche simili: donne dai grandi seni, grandi fianchi e grandi pance, come grandi madri. Non conosciamo i costumi e gli usi di quei tempi lontani, non sappiamo ancora con chiarezza se e come si esprimesse un culto, forse legato alla fecondità e alla generazione della vita. Quello che è certo è il grande interesse verso questo tipo di immagine solamente femminile.
Più tardi, durante il Neolitico, emerge una dea venerata in tutta l’Europa come una divinità della nascita, della vita, della morte e della rigenerazione, ossia un ciclo completo ed eterno, vissuto come una totalità. Tutti questi aspetti non sono contrapposti: la dea che dispensa la vita è anche quella che incarna la morte. Questa comunque non rappresenta la fine di tutto, ma viene immediatamente seguita dalla rigenerazione, in un ciclo ispirato dall’osservazione della natura, dove l’inverno porta un’apparente morte, seguita poi dal risveglio primaverile e dal raccolto estivo.
La dea della vita e della morte, del “continuum vitale”, viene spesso rappresentata come un uccello o un serpente, figure che comprendono tutte le possibilità spaziali (l’uccello vola in cielo, mentre il serpente è una creatura della terra e del mondo sotterraneo ) e temporali (uccelli come la colomba rappresentano la vita, mentre il corvo è legato alla morte, soprattutto sul campo di battaglia. Il serpente che cambia pelle e ne acquista una nuova simboleggia la rinascita e il ciclo continuo della vita, un’energia dinamica in continuo rinnovamento). Nella dea si riflette dunque un equilibrio tra la vita e la morte, un’energia che onora la vita e non teme la morte.
In queste prime società agricole la fertilità della terra e quella delle donne diventano una cosa sola e le donne, depositarie del “mistero della vita” diventano anche responsabili dell’abbondanza dei raccolti.
Il principio maschile viene incorporato come compagno della dea in una complementazione tra maschile e femminile e il mistero della continuità della vita viene così condiviso. Si comprende la relazione tra il sesso e la riproduzione, tra l’energia sessuale e la continuità della specie e vengono costituiti spazi sacri (altari, templi, santuari sotterranei e non) che rispondono a un desiderio di connessione con il sacro e il profondo.
L’unione sacra tra il principio maschile e quello femminile (che verrà chiamata in greco “hierosgamos”, ossia nozze sacre) si collega alle società agricole e ai cicli stagionali della vegetazione, con la terra che ogni anno nasce, muore e risorge. Tale rito viene descritto in testi sumeri del 3000 a.C , mentre numerose statuette in terracotta rinvenute in Turchia, Romania e vari siti del Medio Oriente rappresentano l’unione tra un uomo e una donna. La sessualità è considerata sacra e l’accoppiamento e le orge assicurano il benessere e la continuità della comunità attraverso un rito stagionale che celebra il nuovo anno coinvolgendo tutti i suoi membri.
In seguito le divinità femminili continuano a possedere una notevole potenza, ma vengono rappresentate all’interno di una struttura in cui il dio maschile è il più importante.
Nelle più recenti religioni monoteiste, l’unico dio è un dio creatore e maschile e le donne vengono lasciate fuori dai “recinti sacri”, dal potere e dalle decisioni.
Il sesso, un tempo ritenuto sacro, viene represso e demonizzato. La repressione della sessualità inibisce la creatività e l’energia vitale e favorisce chi ha paura che queste mettano in pericolo le convinzioni che lo mantengono al potere. Il sesso è sacro perché è legato a un grande sentimento come l’amore, è sacro perché accompagna la generazione della vita e anche perché può essere una forma di contatto diretto con il divino. Le vie mistiche sono sempre state viste con sospetto dalle gerarchie religiose: cercano infatti un’esperienza diretta del divino, attraverso varie vie e tecniche, più o meno coscienti, ma rompono comunque le regole e rappresentano un pericolo per chi pretende di essere l’unico tramite con il sacro.
Oggi siamo di fronte alla crisi del maschilismo e al risorgere del ruolo femminile, portatore di valori e modelli basati sull’accoglienza e il rispetto delle diversità. Non si tratta di tornare al matriarcato, ma di integrare l’essere umano in tutti i suoi aspetti e costruire relazioni personali e sociali che non siano basate sulla sopraffazione e la violenza.
E per fare questo può essere di grande aiuto e utilità recuperare il patrimonio di conoscenze ed esperienze lasciato in eredità da antiche civiltà, lontane nel tempo, ma vicine per sensibilità e tipo di spiritualità a chi oggi cerca un contatto con gli spazi sacri e profondi e punta a riscattare il meglio del passato per costruire il futuro.
Di una di queste civiltà si parlerà nella conferenza “Templi e dee del Neolitico a Malta”, in programma alla Libreria Esoterica di Galleria Unione 1 domenica 11 settembre 2011 alle 15,30.

Per informazioni:
Anna Polo, mail: annapolo1@gmail.com

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